Hanno Zero

06 giu 2008


Al di là delle previsioni del tempo, io la TV la guardo poco.
E che la guarderei a fare? Per sentire i soliti pazzarielli di casta che strombazzano le solite pubblicità che forse avrebbero lasciata perplessa perfino la nostra di nuovo galeotta Wanna Marchi, o i soliti scienziati da avanspettacolo che non passerebbero un’interrogazione al liceo (hanno zero, in senso di voto) ma che pontificano con un risolino su argomenti a loro ignoti? O per sentire i soliti giornalisti che trattano con uguale incompetenza di tutto lo scibile umano e che, magari, fingono di fare gli “avvocati del diavolo” nei riguardi di chi finge altrettanto di stare dall’altra parte?
A quanto mi si sta comunicando con una raffica di messaggi, pare che ieri sera la RAI, a mezzo Michele Santoro e del suo AnnoZero, abbia dedicato gran parte della serata al solito, ormai stucchevole, problema dei rifiuti campani, ancora una volta spacciati per emergenza. Sempre a quanto mi si comunica, pare che nel corso della trasmissione a nessuno sia venuto in mente di ripetere altro che l’evidente idiozia secondo cui la soluzione è quella di costruire inceneritori, ribattezzati per l’occasione “termocombustori”, perché “altrimenti, dove li mettiamo i rifiuti?” E a
San Francisco, a Seattle, ad Edmonton, a Perth e in tutte le altre grandi città, quelle che all’ineffabile professor Michele Giugliano del Politecnico di Milano (in quale posizione della classifica mondiale dove Bologna, la prima università italiana, occupa un vergognoso 173° posto, si collocherà il Politecnico?) risultano esser paesini sperduti nella tundra canadese (vedi Matrix), che si fa? E, restando in Italia, che si fa a Vedelago di Treviso? E perché da tredici anni non si costruisce un inceneritore negli Stati Uniti? E perché in Germania i nostri rifiuti, quelli che paghiamo a caro prezzo per poterli mandare laggiù, li differenziano e ce li rivendono?
Di fatto, il messaggio che doveva passare, ieri come sempre, era il solito: quello di un’emergenza terribile cui si fa fronte solo costruendo una selva d’inceneritori intorno ai quali la malavita, e qui comprendo anche la politica italiana com’è ora, banchetterà a crepapelle. E ci banchetteranno anche le industrie farmaceutiche e pure chi altri della salute o, meglio, della malattia ha fatto un business colossale. Oncologi di casta in testa.
Mi si chiede perché nessuno abbia detto che gl’inceneritori, come tutto ciò che sta nell’universo, rispettano la legge di conservazione della massa e non un grammo d’immondizia sparisce. Perché nessuno abbia detto che quell’immondizia si trasforma in porcheria infinitamente più tossica di quanto non fosse all’origine. Perché nessuno abbia detto che parte di quella roba resterà nell’ambiente in saecula saeculorum e l’altra avrà tutto il tempo, comunque, di fare disastri. Perché nessuno abbia detto che le ceneri che lo scienziato Chicco Testa avrebbe definito - per carità, in ossequio alla legge - “inerti” siano in realtà delle bombe ecologiche. Perché nessuno abbia detto che le discariche fatte come si fanno in Campania, cioè con materiali putrescibili, sono una vera e propria follia e che le discariche ben fatte danno ben pochi problemi. Perché il giornalista Marco Travaglio non abbia fatto notare tutto questo. E, tra le altre mille domande, perché io non sia stato invitato.
Risponderò solo a quest’ultimo quesito: perché non mi si gradisce. Del resto, se mai qualcuno m’invitasse, mi farebbe parlare un paio di minuti al massimo per poi interrompermi di continuo, mentre per mostrare come stanno le cose, per smontare le balle di cui siamo nutriti con generosità, io avrei bisogno di un paio d’ore almeno. Non avrei i tempi televisivi. Non farei spettacolo. Oltre a disturbare gli affari di chi conta.
Così finirà esattamente com’è finita con l’amianto, quando, grazie all’opera di scienziati in affitto disponibili allora come ora, si negò per decenni l’evidenza di una strage ed ora ne stiamo pagando, e a carissimo prezzo, le conseguenze.
E così sarà con l’illusione di risolvere il problema energetico sfruttando il nucleare, un’idea che, scientificamente ed economicamente, non sta né in cielo né in terra ma che sarà fonte di un bottino smisurato per chi avrà le mani in pasta. Che importa ciò che dice Carlo Rubbia? In fondo si tratta solo di un Premio Nobel. L’Italia ha ben altre fonti culturali, una delle quali è il professor Franco Battaglia (Università di Modena e Reggio Emilia) che, con la prefazione dello statista Silvio Berlusconi, ha dedicato un libro illuminante (appunto) per dimostrarci come dal sole non si ricavi energia.
Che fare, allora? Intanto non si può altro che rassegnarsi ad incenerire questa casta che ci sta trascinando a fondo con velocità crescente, e poi cominciare a lavorare senza troppi arzigogoli, secondo scienza e buon senso. Sarà dura, ma ce la potremo fare.


Pubblicato da Faber alle 14:46  
1 commenti
raimondo maddalena ha detto...

pochi anni fa si rideva in faccia ai buffoni che mettevano in guardia su una probabile crisi del petrolio, figurarsi se si pensava ad eventuali forme di energie alternative. ora che, a poca distanza di tempo, la crisi è arrivata, la cura sembra peggio del problema.
ci si poteva iniziare a pensarci per tempo, invece di arrivare ad un punto in cui il nucleare viene dato per obbligatorio.
questo è l'ennesimo esempio di come per far apparire positivo un bilancio si aggiunga qualcosa che, nella realtà, viene prelevato dalle generazioni future.

7 giugno 2008 22:51  

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