Riforma della sQuola?

02 ott 2008


“Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).


Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.”

Era il 1951 quando Calamandrei si esprimeva così...
Eppure sono parole di un'attualità sconcertante.

Dopo il pessimo risultato di Fioroni e il disastro di Mussi per qunto riguarda l'università e la ricerca, con lo scorso governo, ora l'attacco di Tremonti, Brunetta, e Gelmini si abbatte vigorosamente sulla scuola (per la serie, non c'è limite al peggio!). E così, la "scuola", da bene comune, diventa strumento nelle possibilità di pochi privilegiati.


L'aumento di ragazzi per ogni classe, la riduzione di offerta culturale, la soppressione del recupero a vantaggio delle scuole private vanno a ripercuotersi sull'intelligenza degli studenti, mortificandola. Anche i più giovani diventano quindi "merce", gestita e manovrata all'interno di un settore - appunto quello scolastico - che il governo considera come fonte di spreco, come una voce di bilancio rispetto alla quale fare economia (anzichè investirvi in modo lungimirante).


E il fatto singolare è che la Gelmini, mentre taglia sulla scuola pubblica (ne sanno qualcosa anche i docenti ed il personale ATA), si esprime sull'opportunità di stanziare finanziamenti per buoni alle famiglie che scelgono gli istituti privati, violando così di fatto l'articolo 33 della nostra Costituzione [se si trattasse di non conoscenza della Costituzione, il Ministro Gelmini dovrebbe quanto meno essere rinviata a settembre!].


Per il bene comune pensa che indebolire l'istituzione scolastica significa privare le future generazioni di quegli strumenti civici necessari ad esercitare appieno i diritti di cittadinanza, senza calcolare che la debolezza della scuola non potrà che rivelarsi una voragine per il futuro della repubblica democratica (ammesso e non concesso che ancora la si possa definire così).

Firma la petizione per dire NO al NUCLEARE.

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