Il decreto contra personam per la raccolta delle firme in campagna elettorale arriva al senato e…se ne vedono delle belle

26 feb 2008


Ho perso la bussola. Anzi, no. Mi sono convinta che ci voleva proprio questa lista civica nazionale. La discussione in aula al Senato del famoso decreto, oggi pomeriggio, non lascia molti dubbi.
Ad un decreto “proteggi casta” voluto dal governo di centro sinistra, chi risponde? L’on. D’Onofrio (UDC), che con un emendamento cerca di riequilibrare il dispositivo (o tutti o nessuno). Discussione tutto sommato breve e poi… voto elettronico.
E qui ci sono le prime sorprese per chi sa vendere bene le proprie parole senza alcuna coerenza nel metterle in pratica. Mi spiego. Al voto a sostegno delle istanze di Rossi da parte di Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega, UDC, DCA, si sono aggiunti gli appoggi di Claudio Grassi (PRC), di Turigliatto e Fisichella (Gruppo Misto). Ma fin qui tutto sommato c’è poco da stupirsi. Più difficile da capire è chi si definisce “democratico”, ma propone un decreto che colpisce un solo parlamentare su tutti (colpevole di non stare nel coro) e quando c’è un’occasione come quella di oggi per sanare la diseguaglianza… ovviamente sostiene la bontà del proprio misfatto.
E poi arriva la truppa di quelli che si chiamano compagni o “verdi”. Ed ecco il voto contro Rossi attribuito da Pecoraro Scanio, da Ripamonti, dalla De Petris, da Silvestri, dalla Donati, che evidentemente non vedono di buon occhio la presenza di una lista che tratta seriamente i problemi ambientali. Ecco la vendetta degli “ex” con il voto contrario della Palermi, della Pellegatta, di Tibaldi (PdCI) e il sangue amaro di Rifondazione (fra cui la Menapace, la Giuliani, Russo Spena). Ma ecco anche la battaglia preventiva dell’Italia dei Valori, che per evitare di avere in campagna elettorale chi sulla TAV, sul ponte sullo stretto, sui finanziamenti del terremoto del Molise, ecc…avrebbe da ridire: Formisano, Giambrone, Caforio votano contro il diritto all’uguaglianza e contro la democrazia, ma anche Franca Rame non si sottrae e – pur dimissionaria – contribuisce ad eliminare la possibilità della lista “Per il bene comune” di essere trattata come le altre. Ripenso inevitabilmente al fatto che l’emendamento che ci avrebbe consentito di presentarci senza l’onere delle firme è stato respinto per un solo voto (125-125 più un’astensione del PD Claudio Micheloni).
Mi prende un po’ di sconforto, ma poi ci ripenso. Eh sì: “Per il bene comune” ci vuole proprio!

Pubblicato da Monia alle 19:55  
3 commenti

faccio parte di una piccola associazione che, seppur apartitica, da statuto condivide molte delle idee alla base del manifesto di "il bene comune".
a titolo personale esprimo solidarietà alla vs causa, non mollate!

mirco
http://attivamenteselleronovelle.blogspot.com

27 febbraio 2008 08:34  
greendayaddicted ha detto...

Salve. Io sono uno studente universitario di 19 anni, deciso fino al 23 febbraio a non votare alle prossime elezioni. Quel giorno io ero al Monnezza-day a Napoli ed ho avuto l' onore di firmare affinchè la vostra lista potra' comparire sulle schede elettorali. In particolare, ho potuto parlare con la segretaria nazionale del moviomento, che mi ha convinto a tenere in considerazione la possibilita' di votare per "il bene comune". Apprendo con gioia che ce l' avete fatta, anche se questo post mi fa ben comprendere che razza di pezzenti siano i nostri politici.
Nell' augurarvi buona fortuna, voglio lodare Nando Rossi per quanto fatto in occasione del voto sulla politica estera del Governo Prodi lo scorso anno e salutare la gentile Segretaria nazionalòe del movimento, che il 23 febbraio mi colpi' molto. Sei tu, Monia?

28 febbraio 2008 14:00  

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