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Un pugno allo stomaco

23 giu 2008




“C’è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi (…)
C’è chi nasconde i fatti perché non vuole rogne e tira a campare galleggiando, barcamenandosi, slalomando (…)
C’è chi nasconde i fatti perché si sente embedded, fa il tifo per un partito o una coalizione, non vuole disturbare il manovratore (…)
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove si incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, principi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno (…)
C’è chi nasconde i fatti perché l’editore preferisce così.
C’è chi nasconde i fatti perché aspetta la promozione.
C’è chi nasconde i fatti perché fra poco ci sono le elezioni.
C’è chi nasconde i fatti perché quelli che li raccontano se la passano male (…)
C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso, perché ha paura di dover cambiare opinione (…)
C’è chi nasconde i fatti perché i servizi segreti lo pagano apposta (…)
C’è chi nasconde i fatti perché così poi qualcuno lo ringrazia.
C’è chi nasconde i fatti perché spesso sono tristi, spiacevoli, urticanti, e non bisogna spaventare troppo la gente che vuole ridere e divertirsi (…)
C’è chi nasconde i fatti perché se no poi non lo candida più nessuno.
C’è chi nasconde i fatti perché così, poi, magari ci scappa una consulenza col governo o con la Rai, o con la Regione o con il Comune o con la Provincia o con la Camera di Commercio o con l’Unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l’angolo (…)
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi la gente capisce tutto.
C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, “c’è gente che pagherebbe per vendersi”*”
* Marco Travaglio, La scomparsa dei fatti, 2007, ed. Il Saggiatore


Questo brano di Travaglio è eloquente: è una fotografia del costume italiano, di un’Italia sconcia, putrida. Eppure i giornali, le radio, ma soprattutto le televisioni ci dipingono il ritratto del Belpaese: bellezza, ricchezza, prestigio… Un bel sogno, vero? Tanti dormono e sono convinti si tratti della realtà. Anzi. Se qualche rompiscatole disturba il loro sonno, va isolato e annientato. Chi invece soffre d’insonnia, non si dà pace e cerca sollievo ad una situazione soffocante. Io faccio parte di questa categoria di “anime inquiete” e per cercare di distrarmi un po’ ho pensato di dedicarmi alla lettura di un buon libro.
Mi sono fatta rapire da “Roba Nostra” di Carlo Vulpio (2008, ed. Il Saggiatore"), incuriosita dal sottotitolo “Storie di soldi, politica, giustizia nel sistema del malaffare”. E’ difficile spiegare: pochi libri mi hanno trasmesso la medesima carica emotiva (anche se parecchio ad “effetto” sono stati “Fratelli d’Italia” di Ferruccio Pinotti e “La scuola assassina” di Pino Ciociola). “Roba Nostra” a tratti è così sconvolgente da togliere il fiato come un pugno allo stomaco. Sì, perché un conto è pensare di essere maligni ad immaginare chissà quali nefandezze compiute dal sistema politica-affari-poteri forti; un altro conto è dover prendere atto che la realtà ha di gran lunga superato la nostra immaginazione. E tutto con il silenzio (quando va bene) delle istituzioni che dovrebbero salvaguardare i cittadini.
Non c’è giustizia; non c’è equità; non c’è informazione (tranne qualche raro encomiabile caso); non c’è uno Stato di diritto: vale la legge del più forte e chi vuole sopravvivere deve attrezzarsi ad essere complice o connivente.
Io non voglio soccombere, ma non voglio vergognarmi di essere italiana. Leo Longanesi diceva che “non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi”. In Italia nel 2008 è difficile parlare sia di libertà che di democrazia. Io non voglio essere complice e voglio essere libera: informiamoci, partecipiamo e riprendiamoci la democrazia. Facciamolo per noi stessi, per il nostro Paese, per il nostro futuro. Facciamolo…per il bene comune!

Monia

Pubblicato da Monia alle 11:50 1 commenti  

La Shock Economy Dei Rifiuti

11 giu 2008



Nel libro Shock Economy Naomi Klein interpreta con uno schema unitario molte vicende degli ultimi decenni: disastri, di origine naturale o indotti da interventi politico-militari o da misure economiche offrono l´occasione per azzerare gran parte della normativa vigente – a partire dai fondamenti costituzionali – in nome dell´"emergenza"; per esautorare istituzioni previste dall´ordinamento giuridico; per consegnarne le funzioni a una o più imprese private, che le gestiscono con risorse pubbliche e tariffe di favore in contesti di totale deregolamentazione, perpetuando le condizioni dell´emergenza e aggravando il disastro. L´emergenza campana inizia negli stessi anni a cui la Klein fa risalire l´avvio di questo processo: prima il colera; poi il terremoto; infine, quando cessano di operare i disastri naturali, l´emergenza rifiuti: altrettante occasioni per derogare alle norme sulla gestione del territorio e consegnarlo alla fine nelle mani di un Commissario straordinario e, attraverso questo, di un´impresa privata: la Fibe. Alla quale è stato affidato, con una gara di cui è accertata l´irregolarità, la gestione di tutta la parte lucrativa del ciclo dei rifiuti - smaltimento finale e trattamento intermedio, cioè discariche, inceneritori e i cosiddetti Cdr - ivi compresa la funzione eminentemente pubblica di decidere dove fare gli impianti. Se la Campania si trova oggi in una situazione così drammatica è perché, in attesa degli inceneritori (prima 24, poi 13, poi 3, poi solo uno, poi di nuovo 3 e ora 4) che avrebbero dovuto bruciare tutto, non si è mai avviata – con poche eccezioni – la raccolta differenziata e si sono intasati i Cdr, che avrebbero dovuto separare il rifiuto residuo in "secco" e "umido", per bruciare negli inceneritori solo il primo. Che bisogno c´era mai di separare tante frazioni se poi si poteva bruciare tutto, guadagnando per ogni tonnellata avviata all´impianto e per ogni kWh prodotto, grazie agli incentivi (CIP6) che solo l´Italia eroga a beneficio dell´incenerimento? Non solo: le ecoballe uscite dai Cdr si sono accumulate a milioni di tonnellate (7 o 8), perché il progetto della Fibe, che doveva essere realizzato in 300 giorni, non è mai entrato in funzione – e forse non ci entrerà mai – non certo per il fatidico "no" di ambientalisti, che, dopo l´apertura del cantiere, non hanno più contato nulla; ma per difetti di progettazione.
Ma una responsabilità la popolazione della Campania ce l´ha – si dice – perché ha votato le amministrazioni responsabili del disastro. Ma è il sistema che è bloccato. Commissariamento e trasferimento della gestione di rifiuti e territorio alla Fibe lo aveva combinato la Giunta Rastrelli di centrodestra. I campani l´avevano sfiduciata eleggendo la giunta Bassolino di centrosinistra che, invece di invertire rotta, la ha confermata. Tutti i presidenti della Regione (3) i prefetti (4) che si sono succeduti in quel ruolo, alternandosi (2 volte) con il capo della Protezione civile, sono stati nominati o confermati tanto dai governi di destra (Berlusconi 1, 2, 3 e 4) che da quelli di sinistra (Prodi, D´Alema, Amato e di nuovo Prodi). A ogni cambio di cavallo le deroghe alla legislazione ordinaria si sono ampliate, il caos normativo, istituzionale e organizzativo si è approfondito, l´accumulo di rifiuti per strada e il degrado del territorio sono aumentati. Commissario dopo commissario, governo dopo governo, sono state confermate le deroghe alla normativa e l´inceneritore come unica soluzione per salvare la Campania dal disastro che essi stessi avevano provocato. E ovviamente, in un contesto di deregolamentazione e illegalità diffusa, documentata anche dalle recenti intercettazioni, la camorra, già largamente presente sul territorio, ha aumentato la sua presa. L´ultimo decreto del governo, abolisce di fatto in Campania l´intera normativa su gestione del territorio, difesa dell´ambiente, tutela delle acque, salvaguardia della salute, sicurezza sul lavoro e persino fondamentali garanzie della procedura penale; decreta la realizzazione di 11 discariche e 4 inceneritori ammessi al trattamento di quasi ogni tipo di rifiuti, con il rischio di perpetuare – questa volta in modo "autorizzato" – il ruolo della regione di attrattore dei rifiuti tossici di tutto il Paese. Si stabiliscono anche, è vero, obiettivi ambiziosi di raccolta differenziata. Ma se verranno raggiunti, lasceranno inutilizzata metà della capacità degli inceneritori previsti: a disposizione per bruciare le ecoballe e altri rifiuti tossici da fuori regione (sempre fruendo degli incentivi CIP6 aboliti altrove). Stupisce che persone che ritengono improponibile rendere obbligatorio bere l´acqua del rubinetto o bloccare la vendita di imballaggi superflui e di prodotti usa e getta – cosa che dimezzerebbe il volume dei rifiuti per strada – approvi poi misure che intaccano i fondamenti della costituzione.
Alcuni di questi provvedimenti rischiano di stringere ancor più le popolazioni campane in una gabbia di ferro. Ma oggi, forse, ci sono le forze per invertire rotta: rappresentanze di categoria, associazioni del volontariato, comitati spontanei, diversi Comuni e molte parrocchie organizzano e coinvolgono migliaia di imprese, di famiglie e di lavoratori che vogliono fare raccolta differenziata, riduzione degli imballaggi e compostaggio (e che spesso li fanno con il "fai da te"). Certamente non era così tempo fa; ma dieci anni di vita infernale hanno insegnato molte cose a tutti. C´è nel territorio un livello di conoscenze, anche tecniche, sul ciclo dei rifiuti, che non esiste in nessuna altra regione italiana: sarà una risorsa straordinaria il giorno che ci si deciderà a usarla. Si dirà che questa rischia di essere l´ennesima riproposizione di quel "no" che ha gettato la Campania nel caos per un rifiuto pregiudiziale e ideologico dell´incenerimento, che invece funziona così bene all´estero. Ebbene, da qualche tempo i rifiuti che la Campania esporta in Germania, invece di essere bruciati, vengono sottoposti a trattamento meccanico-biologico, separando il secco dall´umido, stabilizzando quest´ultimo per opere ambientali e recuperando dalla frazione secca materiali sempre più preziosi da vendere e riciclare. Che sia questa, la modernità?

Scritto da Guido Viale

Pubblicato da Monia alle 10:06 0 commenti  

A Napoli pure il percolato è oro

9 giu 2008



Fonte: L'Espresso, scritto di Claudio Pappaianni

L'inchiesta della procura di Napoli sulla parte più inquinante e pericolosa dei rifiuti. Un liquido sparso deliberatamente nei corsi d'acqua e lungo le strade. A un costo altissimo

Percolato. È l'ultimo vocabolo del dizionario dei rifiuti finito nel linguaggio comune dei campani. È la parte liquida che la monnezza rilascia con la decomposizione: la sorgente dell'odore di morte che imprigiona interi quartieri. È anche la frazione più inquinante e pericolosa, che infiltra nelle falde le sostanze tossiche. Ma quello del percolato è anche l'ultimo scandalo su cui si concentrano le attenzioni della Procura di Napoli.

L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, che ha portato all'arresto del braccio destro di Guido Bertolaso, Marta Di Gennaro, ha fatto luce sul destino di questo liquido micidiale. Agli atti dell'indagine ci sono le proteste di un sindaco "perché i camion percolano", ossia seminano una macchia nera sull'asfalto. La Di Gennaro, sempre lei, lo rassicurava mandando i carabinieri a controllare e a convincerlo che "percolavano poco". Ma a fare quei controlli erano i militari in forza alla Protezione civile. Gli altri, 'i nemici' di cui si parla nelle intercettazioni, erano i carabinieri del Nucleo tutela ambiente guidati dal generale Umberto Pinotti, di cui la Di Gennaro si spinge addirittura a chiedere la rimozione.

Quei camion non perdevano liquido per errore, lo scaricavano deliberatamente. E molti sapevano. Così, il nuovo filone di indagine sui rifiuti condotta dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, ancora top-secret, ma che porterà presto a sviluppi di rilievo, è proprio sul destino del percolato in Campania. Un veleno che andrebbe trattato in impianti specializzati e che invece sarebbe stato sistematicamente sparso nei corsi d'acqua, nelle fogne o addirittura lungo le strade e nei campi. Ogni giorno, nelle discariche autorizzate dal Commissariato c'è un via vai di mezzi che aspirano il liquido nerastro dalle vasche per portarlo ai centri di bonifica. Ma lungo il percorso almeno la metà del carico finisce per essere smaltito illegalmente. Così ci guadagna la ditta che trasporta, che paga meno, e quella che smaltisce, che incassa lo stesso. Resta il fiume tossico, che penetra nel terreno e nelle acque e che nessuno si è curato di disinquinare.


Quello della mancata bonifica della Campania è uno scandalo nello scandalo. Per rimettere in sesto un territorio ammorbato da rifiuti, anche quelli tossici interrati per anni dalla camorra, nel 2001 il governo aveva istituito l'ennesimo commissariato. L'incarico fu affidato ad Antonio Bassolino, che era già commissario ai rifiuti. Un anno dopo, veniva siglato un accordo di programma con la Jacorossi Spa sponsorizzata dal ministero del Lavoro (allora retto da Roberto Maroni, ndr): 140 milioni di euro per rimuovere i veleni da 80 comuni. L'incarico fu affidato senza gara, grazie all'impegno della società di assumere 380 lavoratori socialmente utili. Lo prevede una legge dello Stato, che garantisce pure la gran parte degli stipendi per i primi tre anni. Una manna, che ha permesso alla Jacorossi di affidare senza alcun vincolo lavori in subappalto e tenersi, allo stesso tempo, gran parte di quegli operai fermi a giocare a carte, come loro stessi hanno denunciato.

Alla scadenza dei tre anni, il licenziamento e la cassa integrazione: paga sempre lo Stato. A Jacorossi, intanto, sono stati liquidati i primi lavori, ma a un prezzo troppo caro, specie per l'ambiente. L'incarico aveva scadenze ben precise e un rimborso garantito solo a operazioni eseguite. C'era poco tempo da perdere. Così, le scorie raccolte sarebbero state spacciate per scarti di edilizia per poi finire, sistematicamente, in cave della provincia di Caserta e Napoli non molto lontano da quelle di Chiaiano. Andavano separati, trattati, smaltiti ognuno secondo le procedure previste: la plastica con la plastica, i copertoni di auto con i copertoni, l'amianto con l'amianto. E invece, oltre un milione di tonnellate di monnezza sarebbe finita sepolta sotto strati di terreno in luoghi non certo idonei e, anche lì, il percolato ha fatto la sua strada infiltrandosi fin dove ha potuto. Hanno documentato tutto gli uomini del Noe di Napoli guidati dal Maggiore Giovanni Caturano e nei giorni scorsi la Procura ha notificato il provvedimento di chiusura indagini a 12 tra ex dirigenti della Jacorossi e delle ditte subappaltatrici.

Le indagini si sono concluse nel 2006, ma ci sono voluti due anni per i provvedimenti. Un periodo durante il quale per la Jacorossi è arrivato anche un premio: un nuovo incarico da 101 milioni, oltre a 20 milioni come risarcimento per il mancato rispetto del contratto da parte del Commissariato. E quando all'inizio dell'anno Palazzo Chigi ha deciso di togliere a Bassolino l'autorità sulla bonifiche, la Jacorossi ha affidato il timone delle attività a Ciro Turiello, considerato un fedelissimo del governatore che lo volle accanto a sé nel Commissariato, salendo tutti i gradini fino a diventare vice di Bertolaso nel 2007. Nell'ultimo anno, Turiello è stato amministratore delegato di Asia, la società napoletana per i rifiuti con 2.200 dipendenti e una percentuale di raccolta differenziata di poco sopra il 10 percento, nonostante spenda 1,5 milioni all'anno solo per il leasing degli automezzi (parte dei quali forniti dalla Oram srl di proprietà di sua cognata, ndr). L'uomo giusto per il piano della Jacorossi: entrare nel mercato degli appalti comunali per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. In Campania si ricicla tutto, tranne che la spazzatura.

Pubblicato da Monia alle 10:42 0 commenti  

Siamo salvi: il tricolore non si tocca

3 giu 2008



In questi giorni in cui chi è “normale” si è goduto, magari meritatamente, un weekend lungo, io mi sono fatto un po’ di conferenze in giro per l’Italia e, in tutto il tempo che ho passato in viaggio e in qualche incontro istituzionale mi sono sorbito le esternazioni di chi cantava le lodi della nostra Costituzione ormai ultrasessantenne.
Lo devo confessare senza troppi preamboli: ne ho le scatole piene. In tutta questa valanga di retorica dolciastra a nessuno è venuto in mente di far notare come questo testo, di cui io sono un estimatore, diventi in misura inesorabilmente crescente un esercizio tecnico puramente teorico di come dovrebbero essere le cose ma le cose non sono.
A nessuno è venuto in mente di constatare come siamo ormai immersi fino al collo, e per nostro volere, in una dittatura di casta costruita con pazienza da tutti i governi che si sono succeduti dalla cosiddetta Seconda Repubblica in poi con Destra e Sinistra sedute ad ingrassarsi allo stesso tavolo. A nessuno è venuto in mente di dirci che della Costituzione ci si fa beffe.Senza voler entrare troppo nei particolari, se non altro per motivi di spazio e per non roderci troppo il fegato, vorrei far notare come già l’articolo 1 desti qualche perplessità.
“L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità
appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Lasciando da un canto la storiella della sovranità popolare, mi piacerebbe sapere come, restando nel campo di cui mio malgrado mi occupo, si possa giustificare l’uso di inceneritori che danno lavoro ad una manciata di persone quando, applicando i metodi di trattamento dei rifiuti di San Francisco, oltre a non inquinare e a far soldi (ahimé non per i politicanti) si offrirebbe di che vivere ad almeno 30 o 40 volte più persone. Magari i sindacati piromani, quelli che per ragioni a me ignote mi contrastano, rispondano.
Articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge…” Chi ha sostenuto un concorso universitario vedendosi regolarmente sopravanzato da un consanguineo, compagno di letto o socio d’affari di “qualcuno che conta” provi a chiedersi ragione di questo dettato. Ma, al di là dell’università, che resta una piaga ingravescente della nostra Italia, di esempi di articolo 3 violato se ne potrebbero fare a centinaia.
Andando all’articolo 9, personalmente ci trovo una certa vis comica: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.”. Ma qui entrerei nel personale e lascio perdere. Intanto saluto le migliaia di ragazzi che prestano la loro opera di scienziati all’estero rendendo sempre più competitivi i nostri concorrenti e saluto pure quei nostri accademici che credono di fare ricerca.
Misterioso, poi, mi resta l’articolo 11: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” Se qualcuno, alla luce di quanto prescritto dalla Costituzione, mi spiegherà che cosa facciamo con i carri armati in giro per il mondo sarò lieto di apprenderlo. Ma forse è come per gl’inceneritori che, ribattezzati “termovalorizzatori”, diventano innocui. Chiamiamo la guerra “missione di pace” e tutto sarà per forza nominalistica risolto.
Articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure…” A me non consta, ma, forse, la mia esperienza è del tutto personale e costituisce solo un’eccezione indegna di menzione. Censuriamola, dunque. Magari Romano e Silvio ci spiegheranno con parole loro e, va da sé, restando nei ferrei binari della Costituzione, come mai, se ficco il naso negl’inceneritori e ne faccio notare l’insensatezza scientifica ed economica, da qualche settimana rischio la galera.
Saltando al 32, questo ci assicura che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività...” Vogliamo ridere o piangere?
E i gemelli 56 e 58? “La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto,” dice il primo e “I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto…” il secondo. Qualcuno ha scritto il nome di un deputato o di un senatore sulla scheda elettorale?
Ma non voglio annoiare oltre i miei lettori.Insomma, spulciando i 139 articoli ci sarebbe davvero di che disperare.
Questo se non per l’articolo 12 che ci rassicura: i nostri diritti restano comunque fondati saldamente sulla roccia e “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.”

Scritto da Stefano Montanari(www.stefanomontanari.net)

Pubblicato da Faber alle 11:25 2 commenti  

E’ il Bipartitismo Bellezza!

17 mag 2008



Un mese fa l’imbroglio Veltrusconiano del voto utile sorretto dalle tv, ha prodotto un monocolore in Parlamento che di fatto ha spianato la strada alla stagione delle riforme pro-casta, un compromesso storico atto a salvaguardare gli interessi di pochi affaristi a discapito delle masse che al massimo potranno ambire all’elemosina.

Adesso, lo storpiamento delle libertà democratiche indotto dal voto utile vuole essere riproposto anche alle Europee, alzare l’asticella da superare per entrare in Europa è una priorità assoluta nel programma di riforme istituzionali ordito da Veltrusconi, l’incontro di ieri era proprio focalizzato a questo, metter le basi per un cambiamento del sistema elettorale vigente per l’elezione al Parlamento Europeo in modo da accentuare l’impulso bipartitico in questo Paese riutilizzando in campagna elettorale, in assenza di veri punti di dissenso tra i due, la bomba atomica del voto utile ed eliminare alla radice ogni possibile alternativa.

Assicurano che è il paese a volerlo ignorando che 1/3 di italiani ha resistito al Repulisti delle tv e dei giornali di regime, impongono scelte antidemocratiche per salvaguardare la linea consociativa che stanno portando avanti, sapendo che questa potrebbe risultare indigesta anche all’elettorato che ingenuamente gli ha dato fiducia, s’incontrano soli, lontano da occhi indiscreti, riducendo il Parlamento ad un’appendice senza senso, sono profanatori della Carta Costituzionale, qualcuno gli ha paragonati a Moro e Berlinguer, si possono dire impunemente tali bestemmie?.


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Pubblicato da Faber alle 18:59 0 commenti  

No Comment

16 mag 2008



« Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento
perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi
stavano antipatici.

Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché
non ero comunista.

Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a
protestare ».

Bertolt Brecht


Tripoli, 14:03, LIBIA:GHEDDAFI ACCUSA EUROPEI,AFFONDANO BARCONI MIGRANTI

Muammar Gheddafi accusa i governi europei di pianificare la morte di centinaia di migranti africani, affondando i barconi che cercano di raggiungere il continente. Il leader libico, parlando a un incontro con i capi dei sindacati africani, non ha fatto cenno in modo esplicito all'Italia ma ha sottolineato una "tragedia in pieno svolgimento: nel Mar Mediterraneo una guerra e' stata mossa contro gli africani". L'Europa, ha aggiunto Gheddafi secondo l'agenzia Jana, "vuole difendersi e impedire ai migranti di raggiungere le coste. Cosi', colpisce le loro barche e poi annuncia che tutte le persone a bordo sono morte. Talvolta, con il pretesto di soccorrere un barcone lo rovesciano, e ne fanno morire gli occupanti".


Madrid, 15:06, SICUREZZA: GOVERNO SPAGNOLO, IN ITALIA POLITICA XENOFOBA

Il governo spagnolo ha accusato l'Italia di xenofobia. Riferendosi agli arresti di massa -in soli sette giorni oltre 400 clandestini finiti in carcere- la vice di Jose' Luis Zapatero ha tenuto a sottolineare la differenza tra la politica sull'immigrazione messa in atto da Madrid e quella del IV governo Berlusconi: "Il governo (spagnolo, ndr) -ha sottolineato il numero due dell'esecutivo, Maria Teresa Fernandez de la Vega, le cui frasi sono riportate da El Mundo- respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non puo' condividere cio' che sta succedendo in Italia. La Spagna lavora a una politica dell'immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri". L'esecutivo progressista di Zapatero, che ha di recente inasprito la normativa sull'immigrazione, e' stato diverse volte tirato in ballo da esponenti del centrodestra come pietra di paragone per l'avvio anche nella penisola di una politica piu' che severa sui flussi migratori.

Il Pd a Ponticelli


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Pubblicato da Faber alle 17:24 1 commenti  

La Terza Repubblica

14 mag 2008



La Camera dei Deputati è un tripudio, applausi da destra, applausi da sinistra, applausi dal centro: è la Terza Repubblica.
Il Ministro degli Esteri del gabinetto ombra del Partito Democratico Piero Fassino applaude il discorso del Cavaliere incappucciato, la tessera 1816 P2 dal canto suo apprezza e ricambia con sentito affetto, attestazioni di stima arrivano anche dalle frange centriste, è il grande partito del dialogo. L’unico a sottrarsi dalla morsa inciucista è il bell’An.to.cri, solo a parole, però. Prende corpo quindi l’eterno sogno dei poteri occulti che governano la politica e l’economia italiana: destra e sinistra, finanza cattolica e finanza massonica finalmente insieme per ridisegnare la nostra Democrazia a loro immagine e somiglianza. Una bella mano a codesta signoria è stata offerta dagli elettori italiani dopati dall’informazione di regime, il 70% di loro ha scelto Veltrusconi nonostante tutto e adesso Veltrusconi governerà.

Un assaggio di quel che per loro vuol dire dialogo lo abbiamo avuto nella calda estate del 2005, quella dei furbetti del quartierino: Rcs e Antonveneta verso destra, la Bnl a sinistra, un disegno “criminoso” sfumato per un soffio, per un magistrato coraggioso oggi messo all’angolo mentre i protagonisti di quelle sconce macchinazioni siedono per l’ennesima volta in Parlamento.

Prodi ha chiuso la sua esperienza di Primo Ministro con una serie di “porcate” degne dell’attuale Ministro alla delegificazione Roberto Calderoli, ha iniziato con i Cip 6, ha continuato imponendo di smaltire le “ecoballe” campane nell’inceneritore di Acerra, ha concluso ponendo il segreto di Stato sull’energia, complimenti, libero da lacci e laccioli, sicuro di non essere ricandidato, Romano Goldman Prodi ha tirato fuori il peggio di sé.

E Veltrusconi come inizierà? La prima mossa sarà una bella legge antirom per porre freno all’emergenza criminalità(In Italia i reati sono in calo, ma esiste un’emergenza criminalità), “i Rom sono peggio dei topi” disse un deputato leghista qualche tempo fa mentre i politologi di ogni ordine e grado tessevano le lodi del partito “celodurista”, poi risolverà la questione campana, non si sa ancora come, ma lo farà, qualcuno ipotizza il Vesuvio come soluzione, abolirà quel che resta dell’ICI e concluderà con la detassazione degli straordinari, per la serie “quando le tragedie insegnano qualcosa”.
Un bel programmino per i primi giorni di questo nuovo Governo che va dai 160 cm di Brunetta Renato, Ministro dell’innovazione tecnologica che qualche giorno fa con una citazione maoista ha dichiarato guerra ai fannulloni nella P.A., ”colpirne uno per educarne cento” ha detto, alla quarta di Mara Carfagna, Ministra delle Pari Opportunità, l’avrei vista meglio ai rapporti col Parlamento, fa niente.
Questi saranno i primi passi Bipartisan del Berlusconi IV e del Veltrusconi I, meraviglioso.


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Pubblicato da Faber alle 13:01 6 commenti  

Per fortuna che Silvio c'è.

7 apr 2008


Lo so, sto diventando monotono, ma mi devo scusare ancora una volta. Ho rifatto le due di notte per l’ennesima volta, cosa cui non sono abituato, e sono in partenza per la Val di Susa (stasera sarò a Borgone), poi raggiungerò la Calabria e da lì di nuovo la Campania, poi Roma, per finire in gloria venerdì sera in RAI. Dunque, non ce la faccio a rispondere alle centinaia di mail private che mi arrivano ogni giorno e, anzi, fino a sabato non riuscirò proprio a leggerne nessuna. Al mio ritorno, mi metterò al lavoro e risponderò a tutti, come ho sempre fatto.
Nel frattempo, continuo a subire l’indigestione quotidiana di tutti i dinosauri di casta, dai gemelli Veltrusconi al cuffariano Casini, dall’ingiustamente pomodorato komeinista-ex-leninista Ferrara alla petulante Santanché, dai grotteschi arcobaleni che strepitano tutto qui e il contrario di tutto là al protettore della legalità Antonio Di Pietro, quello che, quando ci fu da votare contro l’esclusione della lista PER IL BENE COMUNE passeggiando non solo sulla Costituzione ma anche sulla più elementare onestà, non ebbe esitazioni e cercò di escluderla senza vergognarsene punto. Né ci si fanno mancare altri figuranti a
riempire la piccola ribalta. Noi di PER IL BENE COMUNE siamo ai margini, esclusi perfino dagli elenchi che compilano i giornali quando presentano i vari schieramenti. Che io sia candidato premier esattamente come Veltrusconi e, dunque, in posizione al momento più importante di tanti altri personaggi che infestano quotidianamente i media, e questo per motivo di democrazia, non glie ne importa un fico a nessuno: se l’informazione italiana è a livelli che rasentano quella degli stati dove almeno la dittatura è ufficiale, una ragione evidentemente c’è. La RAI si giustifica con me dicendomi che tutti i premier hanno avuto esattamente lo stesso minutaggio e le decine di ore dedicate ai soliti noti sono state semplicemente “cronaca”. Una presa per i fondelli a spese pubbliche, naturalmente, ma così è. Mediaset è una non pervenuta, ma questo è un fatto più che aspettato.
E poi ci sono le telefonate, alcune davvero curiose come quelle di un’anziana coppia che mi sommerge di complimenti perché finalmente i due hanno sentito parlare qualcuno con cui condividono ogni singola opinione, per poi comunicarmi che il loro voto andrà a Berlusconi (!) perché “gli vogliono troppo bene” (!). Questa è anche la bellezza del mondo e un esempio di che cosa sia la Sindrome di Stoccolma. Per fortuna che Silvio c’è.
In questi ultimi giorni di campagna elettorale mi ritrovo con una certa frequenza a parlare a TV private, quelle che non vogliono quattrini, perché noi quattrini non ne abbiamo, e spesso mi si chiede di Beppe Grillo, così come fece Vespa a suo tempo, tanto per impedirmi di parlare di cose serie. Allora dico qui, e spero che sia per l’ultima volta, che io non ho mai litigato con Grillo, che PER IL BENE COMUNE appoggia TUTTE le liste locali che si presentano con il suo nome, ma questo lo fa per il semplice motivo che ne condivide le finalità e senza alcuna contropartita e, dunque, per coerenza. Stessa cosa accadrebbe se quelle stesse liste locali, con le stesse persone e gli stessi fini, esistessero sotto qualsiasi altro ombrello.
Dunque, prego tutti di piantarla con queste storie, ripeto che Beppe Grillo è una persona cui porto gratitudine così come glie ne devono portare tutti, perché tutti godranno delle nostre ricerche la cui esistenza si deve in parte a lui, chiedo che non mi si faccia perdere tempo con domande basate su pettegolezzi alla Vespa, domande cui non risponderò più e, anzi, mi riservo il diritto di adire le vie legali nei riguardi di chiunque userà strumentalmente l’argomento.
Per finire, prego tutti di dare l’ultimo colpo di reni. La nostra campagna elettorale si è svolta in condizioni di povertà francescana, senza un singolo sponsor (che non avremmo comunque accettato per non dovergli essere “riconoscenti”), siamo nei fatti largamente ignorati dai mezzi di comunicazione e, quando ce n’è la possibilità, quei pochi attimi disponibili sono occhiutamente rubati (mi riferisco a Vespa) perché il messaggio non deve passare. E allora chiedo a tutti di usare il passa-parola e Internet, i soli strumenti che permettano la diffusione delle idee senza censure. Parlate a chiunque possiate parlare della possibilità di saltare fuori dalla scatola (vedi post “I cani fessi e l’impronta sulla Luna” del 3 dicembre scorso). E dite anche che metà del rimborso elettorale di PER IL BENE COMUNE andrà a beneficio di chi è stato abbandonato vigliaccamente dallo stato che, facendosi beffe dell’articolo 32 della Costituzione, non si cura di chi si è ammalato di malattie da inquinamento. P.S. Non è possibile darci il 5%. Noi consigliamo di darlo alla fondazione Cure 2 Children (05712190486). Le informazioni si trovano su http://www.cure2children.org/ telefonando al numero 320 9298693

Stefano Montanari

Pubblicato da Faber alle 12:53 4 commenti  

Senza titolo

6 apr 2008

Ancora una volta mi scuso per un post che non è dei soliti, ma questa campagna elettorale svolta in qualità di candidato premier della lista civica nazionale PER IL BENE COMUNE, in condizioni di assoluta disparità con le forze politiche di regime (questa o quella…), mi toglie anche il tempo per respirare. Ma questa è un’urgenza assoluta.

Mi arriva da www.pressante.com questo link con youtube (http://it.youtube.com/watch?v=LYKCOdU0A30)e io prego di osservarlo con estrema attenzione.

Io non ho idea di chi sia questo professor Amedeo Lancia, per quale percorso sia arrivato ad insegnare in un’università, pure se in un’università ai posti di assoluta retroguardia a livello internazionale; né ho intenzione d’indagare perché un Lions Club si presti ad azioni di tale bassezza. E neppure voglio, per amore di questa Italia così ignobilmente schifosa, sapere perché la Polizia si sia resa protagonista di ciò che

vedrete. Chi abbia qualche cognizione di chimica, di fisica e di medicina potrà giudicare la preparazione del professore. Chi avrà lo stomaco, potrà giudicare il resto.Chi mi chiede perché io mi proponga in politica, qui avrà trovato una risposta.Chi mi parla di “voto utile”, qui sarà servito.Chi si offrirà ancora come carne da cannone per questo regime portandogli il suo consenso, si prepari a spiegarlo ai propri figli, perché questo sarà il mondo che sta allestendo per loro: un mondo in cui la casta di mascalzoni succhierà con sempre maggiore avidità salute, denaro e dignità, il tutto nutrito fino alla prosperità da un’ignoranza coltivata minuziosamente.

Per ora, qualcuno provveda a ringraziare il professor Lancia, il Lions Club e la Polizia di Stato che non hanno esitato ad offrire la propria faccia per la casta.

Stefano Montanari

Pubblicato da Faber alle 14:47 3 commenti  

Il Voto Complice

31 mar 2008




Da qualche settimana vivo una full immersion nel mondo della campagna elettorale. Un’esperienza del tutto nuova che, se non è invidiabile, è senz’altro interessante almeno dal punto di vista psichiatrico.
Tra i tanti casi d’interesse medico, m’imbatto sempre più spesso in giornalisti o, meglio, in personaggi che si autodefiniscono tali, che “la sanno lunga” e che mi trattano per quello che sono: da dilettante. Nella loro spocchia, ciò di cui non si accorgono è che è il “professionismo” loro e di chi li imbecca ormai per inveterata tradizione ad averci condotto dove siamo ora. Né si accorgono di quanto fino ad ora abbiano vissuto in una sorta di mondo illusorio dove il più comune buon senso è stato gettato alle ortiche, dove la legalità esiste solo laddove faccia comodo a chi “conta”, dove l’informazione passa attraverso filtri che molto annullano e quasi tutto ciò che passa è distorto, e dove persino la scienza è stata bandita. Presunzione, questa, che ci sta costando carissimo.Per me che sono un dilettante e che di buon senso e scienza non so fare a meno, anche perché mi manca l’addestramento necessario per usare il cervello secondo canoni diversi, è del tutto ovvio che i nodi vengano sempre al pettine, che, quando si commette un errore di rotta, non si arrivi alla meta prefissata ma altrove.
Mentre scrivo queste note mi trovo all’aeroporto di Fiumicino, pronto ad imbarcarmi su di un volo Alitalia. Qui tutto il personale in giacchetta verde ha un’aria da cocker bastonato
ed è come in trance. Ieri e l’altro ieri e il giorno prima ancora i vari giornalisti che m’intervistano (“mi raccomando, lei conosce i tempi televisivi: trenta secondi e non di più”) m’interrogano sulla compagnia di bandiera e sul suo stato che non è più preagonico come é stato per anni, ma ormai con un piede nella fossa. Pare che chi “la sa lunga” non si sia mai accorto in tutti questi anni che se hai personale in evidente esubero perché è stato assunto con i soliti criteri italici dell’amico dell’amico, se i servizi sono tutt’altro che impeccabili e se hai un manager che dimostra in maniera lapalissiana di non essere in grado di condurre nemmeno una linea provinciale di autocorriere, eppure si fa arrivare nelle sue tasche tanto denaro da fare invidia a un satrapo del gas russo (più o meno 1.600 Euro/ora per 24 ore al giorno e per 365 giorni/anno), le cose non possono funzionare.
E poi, ancora i giornalisti mi chiedono di gridare allo scandalo se il mondo schifa le mozzarelle campane. Ma, mi chiedo io, cari signori, come accade che nessuno di voi abbia mai avuto occasione di denunciare la tragedia, ché di tragedia si tratta, di una politica rapinosa e dissennata che ha trasformato la Campania in una terra bruciata e in molti casi irrecuperabile (bonifiche? Ma mi facciano il piacere!). Questo delle mozzarelle rimandate al mittente è solo una delle conseguenze logiche. Aspettate e vedrete il resto: intorno a Taranto la diossina è alle stelle, e così in tante parti d’Italia, e la diossina non finisce solo nel latte ma, per esempio, nelle olive. Traetene le conseguenze. Io, dilettante che sono, non ho difficoltà a farlo.
Ma ci sono ancora i vari saputelli catodici che sparano idiozie sugl’inceneritori che, nella loro mente intasata dai quattrini di chi li corrompe regolarmente, sarebbero perfettamente innocui. Scienza? Evidenza? Davanti alle esternazioni dell’oncologo di regime anche scienza ed evidenza piegano la testa. Bene: aspettate un attimo anche per questo, pure se non ci sarebbe bisogno di attese: malattie cardiovascolari; cancri, malformazioni fetali, malattie neurologiche e quant’altro sono lì, oscenamente evidenti a tutti coloro che non hanno le fette di salame sugli occhi.
Continuando, ci sono tutti i megafoni dei manutengoli di regime che promettono – e non importa da chi venga la promessa – meno tasse per tutti, pensioni doppie, aria pulita… Manca solo la vista ai ciechi e un record di corsa a chi non ha le gambe e avremo completato la scenetta del Gatto e della Volpe di Pinocchio. Tutto questo bengodi a fronte della promessa di ridurre di due, cinque, dieci volte gli emolumenti dei parlamentari come se quello fosse il nodo del problema. Chi abbia voglia di fare due conti, potrà giudicare e vedrà come idiozie del genere non sono che l’ennesima riproposizione del trucco, sempre uguale a se stesso, per vendere il loro pacco, un pacco che, ahimé, non è vuoto come quello degli onesti truffatori, ma è pieno di veleno. Credete davvero che togliere quella gocciolina nell’oceano risolva i problemi? Magari li aggraverà pure, perché con 1.200 Euro mensili come propone l’ubiqua Santanché si avrà un argomento in più per giustificare il vecchio assalto alla diligenza.
E la criminalità che dilaga con i politicanti in testa? Come si fa a non vedere che questo stato comporta costi insopportabili e siamo oltre gli sgoccioli?
E allora io, dilettante, non riesco più a capire. Non riesco a capire come, dopo decenni di disastri, dopo che questa ignobile zavorra ci ha impedito il decollo e ora ci sta trascinando a fondo, si possa continuare a parlare di “voto utile”. Sarà a causa del mio dilettantismo, ma io non arrivo ad afferrare come possa essere “utile” andare da questi mascalzoni e dire loro di continuare tranquillamente a fare di noi ciò che vogliono. Un voto così è solamente complice.
Mi perdonerete, giornalisti scafati; mi perdonerete, tanti politici di carriera, ma a me sembrate una manica di delinquenti.


Stefano Montanari

Pubblicato da Faber alle 17:38 14 commenti  

Par Condicio: No Comment

21 mar 2008


Il grafico riporta la somma degli ascolti medi Auditel (in milioni) delle puntate di tutte le trasmissioni di approfondimento delle reti Rai, Mediaset e La7 che, nel periodo indicato, hanno avuto un esponente politico in studio o in collegamento dedicato.
Sono compresi anche i telegiornali che hanno ospitato in studio o in collegamento un esponente politico.

Pubblicato da Faber alle 22:04 4 commenti  

CONVENTIO AD EXCLUDENDUM PER IL BENE COMUNE: Due pesi e due misure nell’accesso all’Aula Consiliare del Comune di Bari.

18 mar 2008

BARI 18.03.08 – Per una forza politica come la nostra usufruire degli spazi pubblici gratuiti è fondamentale, non abbiamo né accesso al rimborso elettorale né padrini nella grande finanza quindi, volente o nolente, dobbiamo sfruttare le possibilità che la legge ci concede per organizzare manifestazioni e conferenze stampa ed arrivare con la nostra proposta politica ai cittadini.

Esiste una legge che ci consente di fare ciò, la legge n.515/93 che all’art. 19 Co.1 recita: “A decorrere dal giorno di indizione dei comizi elettorali per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, i comuni sono tenuti a mettere a disposizione, in base a proprie norme regolamentari, senza oneri per i comuni stessi, dei partiti e dei movimenti presenti nella competizione elettorale in misura eguale tra loro i locali di loro proprietà già predisposti per conferenze e dibattiti”.

Forti di questo abbiamo chiesto l’aula consiliare del Comune di Bari per il giorno 20 marzo, per una conferenza stampa di presentazione della nostra lista civica, sapendo che in precedenza la stessa era stata concessa ad altre forze politiche (il 10 Febbraio 2008 ad esempio, l’aula fu concessa ad An) e che per la data da noi indicata l’aula era libera.
Nessun problema dunque, invece no, l’aula consiliare del comune di Bari c’è stata negata, pare vi sia un regolamento che vieta l’utilizzo dell’aula per manifestazioni di carattere politico, e Alemanno allora con tutto il popolo di An in Aula Consiliare a Bari il 10 febbraio scorso che ci faceva? In quale veste era lì?.

Due pesi e due misure come sempre, l’ennesima conferma che questa classe politica è divenuta casta, l’ennesima conferma che Legge e Democrazia in questo Paese sono soltanto parole prive di significato, l’ennesima conferma che partiti e lobbyes hanno messo in atto nei confronti della Lista civica Nazionale “Per il Bene Comune” una “CONVENTIO AD EXCLUDENDUM”.
Non a caso la nostra lista, nonostante sia presente in tutte le circoscrizioni nazionali sia alla Camera che al Senato ed abbia rappresentanza parlamentare garantita dal Senatore Fernando Rossi, è esclusa dai mezzi d’informazione(unica forza politica) e di fatto non può presentare ai cittadini la sua proposta politica, cosa che ci ha spinto anche a chiedere formalmente l’intervento dell’OSCE.

La conferenza stampa con il nostro Candidato Premier, il Dott. Stefano Montanari, nanopatologo di fama internazionale, conosciuto al grande pubblico per la sua collaborazione con Beppe Grillo e con il Senatore Fernando Rossi ad ogni modo si farà, e avrà luogo il 20 marzo dalle ore 11:00 all’esterno della casa comunale, in Corso Vittorio Emanuele II n.84, sotto il porticato Piccinni.
Gli organi di informazione sono invitati a partecipare.
Fabrizio Zaccaria
Referente Lista civica Nazionale
"Per il Bene Coimune"
Regione Puglia

Pubblicato da Faber alle 17:38 1 commenti  

In-formazione...contro il bene comune

16 mar 2008

No, non è un gioco di parole. E' la fotografia della realtà.
Se ne aveva già un chiaro sentore nella prassi quotidiana, tanto più che l'evidenza era stata segnalata da diversi organismi internazionali che non avevano certo collocato il Belpaese in una posizione felice nella graduatoria mondiale sulla libertà di informazione. Se non ricordo male, arrivavamo subito dopo il Botswana, ben lungi dalla vetta della classifica che avrebbe dovuto collocare l'Italia sul podio, dal momento che l'informazione, la libertà di opinione, di espressione sono sanciti dalla Costituzione.
Invece qui capita di sentire qualche big dei partiti, magari in occasione di trasmissioni o di interviste televisive (?!), che invoca la normativa sulla par condicio. Poi finisce che te li ritrovi tutti (da Sinistra Critica a Forza Nuova) nel "salotto buono" di Vespa. Tutti. Tranne noi!
Che i media italiani non lavorassero "per il bene comune"... era risaputo, ma che questa divenisse addirittura una pratica di censura contro una lista civa nazionale candidata alle elezioni politiche...è un fatto che dimostra l'insussistenza della più minima garanzia democratica.
Sembra assurdo: una nuova forza politica si presenta alle elezioni per il Parlamento e i media rispondono..."in formazione" contro il bene comune: il nuovo soggetto deve essere tenuto "fuori".

Tuttavia se mi limitassi a queste considerazioni, potrei essere accusata di non dire tutta la verità.
Giusto: qualche rara eccezione in tv e radio locali o regionali... c'è! Ed avere a che fare con loro sembra di essere paracadutati improvvisamente in un'isola felice.
Ma allo stesso tempo c'è chi ti invita in tv e non ti lascia parlare, oppure distorce i tuoi interventi; c'è chi ti dà appuntamento per una ripresa e poi se ne va con la troupe prima di incontrarti... E ancora c'è quel genere di carta stampata che ignora le conferenze stampa o che, asservita al "potere" di turno, non perde occasione per sminuire e denigrare il nuovo progetto politico; addirittura,per evitare che gli Italiani possano anche solo pensare un attimo ad una lista diversa sulla scheda elettorale, ci sono media locali che comunicano che questo soggetto politico "non è stato ammesso" alle elezioni.

Ci sarebbe da ridere se non fosse tutto così drammaticamente preoccupante!

Ed ecco allora la decisione: una denuncia all'OSCE e alla stampa estera, con la speranza che ci sia da qualche parte oltre i confini italiani qualcuno che si preoccupa della mancanza di democrazia all'interno della settima potenza mondiale.

Monia Benini
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A: Ufficio OSCE sulla libertà dei Media
Oggetto: Denuncia relativa ai media italiani Venerdì 14/3/2008
Egregi Signori,
vorremmo informarvi in merito alle gravi violazioni sulla libertà dei media in Italia. Molti cittadini, gruppi, associazioni, insieme a noi, hanno costruito una forza politica completamente nuova per le prossime elezioni del Parlamento italiano (che si terranno il 13 e 14 aprile), ma non ci è possibile godere delle stesse opportunità degli altri partiti. In particolare, la stampa italiana ci ignora, nonostante la legge nazionale sulla “par condicio”. Vorremmo quindi chiedervi di informarvi a proposito di questo problema e, se possibile, apprezzeremmo un vostro intervento per questa situazione.
Per ulteriori informazioni: www.perilbenecomune.net . Si prega di contattare Monia Benini Tel. +39 335 8475749 - perilbenecomune@gmail.com
Grazie per la vostra cortese attenzione.
Cordiali saluti,
Stefano Montanari (Candidato leader), Sen. Fernando Rossi, Monia Benini (Presidente)
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Alla cortese attenzione della stampa estera in Italia

Oggetto:
Presentata denuncia all’OSCE sul comportamento dei media
italiani, in violazione della nostra Costituzione e della legge
sulla parità di condizioni per i partiti che si presentano al voto.

Sono Monia Benini, presidente della lista civica nazionale PER IL BENE COMUNE, che partecipa alle elezioni politiche candidando a Premier il nanopatologo Stefano Montanari.
Siamo costretti a rivolgerci a voi, confidando sulla vostra professionalità, ed augurandoci che dando visibilità alla nostra protesta possiate indurre i partiti, le proprietà dei media, i redattori ed i colleghi giornalisti italiani, a rompere il muro di silenzio che hanno costruito intorno alle nostre proposte per il paese.
Che l’Italia non brilli per la propria collocazione nella graduatoria internazionale che misura l’autonomia tra potere e informazione nei vari paesi, è cosa a voi già nota, ma forse vi è meno noto come potere, informazione e partiti, nel nostro paese siano ormai diventati un blocco unico, all’interno del quale è la grande finanza a dettare le regole e le scelte.
Noi siamo l’unica lista elettorale a denunciarlo e a chiedere agli elettori di non votare per chi ha ridotto il lavoro, la salute, l’università, le imprese familiari e l’insieme della cosa pubblica, nelle attuali condizioni.
La lista civica nazionale PER IL BENE COMUNE si è costituita muovendo da una serrata critica e sfiducia verso le modifiche intervenute nella vita interna e nella natura dei partiti italiani, nonché sui loro rapporti con i grandi gruppi finanziari e speculativi. Tale mutazione li ha portati, tutti, a sostenere o a subire i progetti più incredibili (quali una TAV, che TAV non è ma costa 4 volte di più di quella fatta in Spagna ed in Francia), nonché a dare circa 55 miliardi di € (CIP 6) alle società costruttrici degli inceneritori, dietro e dentro le quali stanno gli affaristi finanziari, che sanno dimostrarsi politicamente ed economicamente generosi con tutti i partiti.
Queste “simpatie” hanno portato a realizzare e ad autorizzare l’esecuzione di più di centinaia di impianti di incenerimento dei rifiuti, di centrali a carbone e di Turbogas, che hanno già aumentato tumori, gravi patologie e malattie invalidanti (ovviamente a carico del nostro sistema sanitario e del nostro sistema assistenziale), tra gli addetti e tra i cittadini che abitano nel cerchio di decine di chilometri; mentre basterebbe produrre il 20% del nostro fabbisogno energetico con l’energia solare, come fanno Svezia e Germania (!!), per avere una maggiore quantità di energia di quella prodotta da tali impianti.

La prima reazione dalla casta politica e delle lobbies finanziarie, che controllano partiti e informazione, è stata quella di cercare di impedirci di presentarci alle elezioni.
La seconda, è stata quella, pur nel grande fiume di ore di interviste, dibattiti e reportage politici, che sono andati in onda dalla crisi di governo ad oggi, dal mattino presto alla sera tardi, di non trovare un (1) minuto per un nostro rappresentante, contravvenendo ad una precisa e, in democrazia, decisiva, funzione di informare i cittadini.
La terza è quella, tuttora in atto, di mantenere l’oscuramento sulla lista civica nazionale, IL BENE COMUNE, violando le leggi che, per l’ultimo mese della campagna elettorale, regolamentano il diritto di ogni lista di avere adeguati spazi per raggiungere gli elettori e metterli in grado di scegliere. Tale legge è bellamente ignorata; gli organismi istituzionali di controllo tacciono e il regime costruito tra grande finanza e partiti si sente inespugnabile, che vinca Berlusconi o che vinca Veltroni.
Aiutateci.

Monia Benini
www.perilbenecomune.net
335 8475749 – 338 2365618
perilbenecomune@gmail.com

Pubblicato da Monia alle 22:20 1 commenti  

Un Voto Sprecato? Fate Voi.

“Chi ci guarda con la superficialità del consumatore d’informazione in pillole può senz’altro definirci come un partito, un “partitino” al negativo: partitino perché oggettivamente non è conosciuto dalla massa delle persone; al negativo perché dice tanti no.

Il fatto che poco se ne sappia non è certo per volontà nostra. Tutt’altro.

Ai media hanno tradizionalmente accesso i gruppi che gestiscono il potere, un potere di cui anche i media fanno parte in maggiore o minor misura. E le persone guardano la TV, anzi, la assorbono, quasi involontariamente, come è ben noto ai tecnici della pubblicità. I giornali vengono al secondo posto, ma ben distanziati, e per le radio la cosa non va troppo diversamente.

Se le tre coalizioni che intendono spartirsi ancora una volta l’Italia imperversano in tutti i mezzi di comunicazione, noi non abbiamo nemmeno uno straccio di “passaggio”, arrivando addirittura all’incredibile. Ben pochi hanno saputo che il senatore Fernando Rossi è stato incatenato due giorni e due notti ad una statua in Senato, facendo lo sciopero della fame per protestare contro un decreto espresso per non farci partecipare alle prossime consultazioni elettorali. Ad altre latitudini, l’aver calpestato il diritto fondamentale della partecipazione democratica, articolo 21 della Costituzione compreso, avrebbe significato riempire le prime pagine dei giornali e costituito il servizio d’apertura di ogni TG e GR. Da noi, silenzio di tomba.

Da un certo punto di vista, questo imbavagliamento è un segno clinico importante: saremo sì piccoli, ma siamo considerati pericolosi. Un virus potenzialmente letale.
E siamo pericolosi perché siamo al negativo.

Etichettarci come “antipolitici” è a dir poco avvilente. Un’etichetta del genere significa che ormai ci siamo assuefatti a considerare la politica, vale a dire il governo della casa comune, non come un bene ma come una malattia mandata dal cielo da cui è inutile tentare di sottrarsi. Come se fossimo su un autobus guidato da un autista ubriaco o pazzo o cieco e nessuno, pur avendo la patente, potesse alzarsi e prendere il volante.

A questo proposito, mi si permetta di dilungarmi un attimo a citare me stesso con uno stralcio di un mio vecchio articolo: Parecchi anni fa fu eseguito da Kurt Seelmann un esperimento la cui crudeltà è almeno pari al suo interesse. Si presero dei cani e li si mise in una scatola aperta il cui fondo era costituito da una griglia metallica attraverso la quale, improvvisamente, si faceva passare una corrente elettrica. Ovviamente i cani, percependo il dolore, balzavano fuori. L’esperimento veniva ripetuto più volte e poi si cambiava protocollo: stessa scatola, stessa situazione, ma stavolta con i cani immobilizzati e, dunque, costretti a subire la scossa elettrica ogni volta che si mandava corrente, guaendo per il dolore ma senza possibilità di fuga. Terzo atto: gli stessi cani erano sistemati nella situazione primitiva, vale a dire nella scatola senza alcuna costrizione. Però, questa volta, al passaggio della corrente i due terzi dei cani non tentavano nemmeno di scappare: se ne stavano lì a guaire, convinti che questo fosse un destino ineluttabile.
Uno studioso di sociologia non potrebbe altro che informarci sulla similitudine che ci lega a quei cani, visto che anche noi, o almeno la maggioranza di noi, si è lasciata convincere che dalla scatola non si esce.

Per essere ancora più didascalico, se un medico somministra una medicina ad un malato e il malato non solo non guarisce, ma peggiora, e se, a maggior ragione, si scopre che è proprio la medicina a fare guai, si cambia medicina. Se il medico insiste con quel farmaco, si cambia il medico. Ovvio? Noi non solo non lo facciamo, ma il medico ci ha convinto che la laurea ce l’ha solo lui e che il nostro aggravamento è tutta un’invenzione.

Adesso noi vogliamo uscire dalla scatola o, cambiando esempio, cambiare medico.
Da qui la nostra immagine negativa e bollata come “antipolitica”. In realtà, negativi siamo, nel senso che rifiutiamo un concetto di “politica” - e qui sono d’obbligo le virgolette - che nei fatti è solo gestione del potere dove i beneficiari preferenziali sono i gestori e non i loro datori di lavoro. Credo non ci siano dubbi sul fatto che in questo Paese avere la conduzione della casa comune di cui dicevo non rappresenti un servizio o, men che meno, un onere, ma sia uno dei mestieri più redditizi cui si possa pensare. E non solo in termini economici. Del resto, l’aforisma andreottiano secondo cui “il potere logora chi non ce l’ha” è beffardamente ed italianamente vero.

Noi vogliamo riprenderci le chiavi di casa e fare della politica non un mestiere ma un servizio e basta. Antipolitica? Fate voi.

E poi, i nostri no. Sì, noi diciamo diversi no: no a ciò che aggredisce la nostra salute, no a ciò che saccheggia i nostri borsellini, no a ciò che mina il futuro nostro e dei nostri figli. Qui l’elenco sarebbe discretamente lungo e avrebbe bisogno di spiegazioni dettagliate punto per punto. Non perché i punti siano complicati, ma perché decenni di logica distorta somministrataci da una classe dominante abilissima a farsi gli affari suoi hanno condizionato il modo di ragionare.
Se diciamo che la gestione dei rifiuti va fatta in modo diverso e, tra l’altro, non solo più sano ma anche incomparabilmente più efficace ed economico, credo che qualche minuto d’attenzione ci possa essere dedicato.

Lo spettatore TV, nei fatti, non ha mai avuto la minima informazione al proposito e gli altri media non si sono comportati troppo diversamente.
Se diciamo che i concorsi pubblici sono ampiamente truccati, se diciamo che i pochi denari per la ricerca finiscono dove non dovrebbero finire e la nostra classe dirigente, università in primis, sta precipitando a livelli infimi che hanno condotto l’Italia a posizioni internazionali di retroguardia nella competitività culturale e tecnologica, non riveliamo una novità. Tutti lo sanno, nessuno si muove. Noi vogliamo muoverci.

Se diciamo che cambiare nome alla guerra e chiamarla grottescamente “missione di pace” ci porta a farci beffe dell’articolo 21 della Costituzione, e se diciamo che i soldati che tornano malati dalla guerra (ci scuserete se noi la chiamiamo con il suo nome) sono vigliaccamente abbandonati dallo Stato, diciamo verità ben difficili da confutare senza cadere nel ridicolo. E anche qui noi vogliamo che ci si svegli.

E la salute? L’articolo 32 della Costituzione ci garantisce che ne abbiamo diritto, ma se andiamo a spulciare migliaia di situazioni, dobbiamo ammettere che anche quel povero pezzo di Costituzione è stato messo ai ferri.

Non diversamente si è fatto con il 56 e il 58, gli articoli che stabiliscono che il parlamento sia eletto dai cittadini e non dai segretari di partito.
Insomma, i nostri presunti no altro non sono se non un unico sì alla logica, al buon senso e alla legalità e al nostro diritto alla vita. Eppure, l’anestesia ai cervelli di decenni di mala politica hanno fatto ruotare di centoottanta gradi i significati delle parole più elementari.

È così che è nato PER IL BENE COMUNE, ed è dovuto nascere: non come l’italico partito per godere di un potere distorto, ma come strumento di servizio e nient’altro. In realtà, in un paese che possa chiamarsi civile, di un partito come il nostro non ci sarebbe nemmeno bisogno, tanto sono ovvie le nostre istanze e tanto fanno parte del DNA di chi alla democrazia è talmente abituato da non dover perdere un attimo del suo tempo per meditarci sopra.

Un voto sprecato? Ancora una volta, fate voi.”

Pubblicato da Faber alle 12:41 0 commenti  

Il venticello da un battito d'ali

9 mar 2008













Poco dopo la scoperta di mia moglie, quella del 1997 che diede inizio alla nuova disciplina delle nanopatologie, mi accorsi di quanto delicato fosse l’equilibrio che regola il mondo: una scoperta scientifica avvenuta in un piccolissimo laboratorio di un’università certo non annovarabile tra le più prestigiose poteva influenzare il mondo intero.Chi ricorda la relazione del fisico Edward Lorenz del dicembre 1979 alla conferenza dell’American Association for the Advancement of Science, potrà trovare somiglianze curiose: allora lo scienziato, parlando della teoria delle catastrofi, sostenne, magari un po’ paradossalmente, come un battito d’ali di farfalla in Brasile potesse scatenare una tromba d’aria in Texas a causa della catena di eventi che questo atto, così apparentemente insignificante, innescava. Per noi la tromba d’aria arrivò tra sberleffi, calunnie, mobbing e altre manifestazioni che taccio per pietà verso questo Paese che, in fondo, amo.Sorprendentemente, almeno per noi, una scoperta che era scientifica e basta comportavauna scossa a tanti equilibri diversi e inaspettati che andavano da meschini interessi di bottega all’interno dell’accademia, su fino a interessi dell’industria farmaceutica, alimentare, automobilistica, petrolifera e chi più ne ha, più ne metta, su ancora a interessi politici, fino, addiritura, a interessi militari.Difficile crederci, se non si capita dentro questo girone infernale.Piano piano, però, come sempre accade, in qualche modo ci si fa il callo, si riesce a convivere con la malattia, e si trovano anche delle contromisure più o meno efficaci.Credo che in molti, almeno tra i frequentatori di questo blog, conoscano a grandi linee, magari con qualche inesattezza o anche qualche malinteso, la storia che ha visto mia moglie e me come del tutto involontari protagonisti, e, per chi non la conoscesse, c’è il libro “Il Girone delle Polveri Sottili”.Insomma, tralasciando una storia lunga e complicata, mi sono accorto che parecchi dei guai che vedevamo, e, sempre di più, vediamo sotto il microscopio, nell’ambiente e, quel che più conta, nella carne malata della gente e nelle malformazioni di molti bambini, aveva ed ha un’origine in scelte politiche scriteriate, in stridente contrasto con le leggi naturali dalle quali nessun essere potrà mai sfuggire.Da lì la decisione, certo non presa a cuor leggero, di approntare una lista - un partito, se non si ha ipocritamente paura delle parole - per cercare di ripristinare il buon senso che la Natura richiede, a pena di sanzioni molto più severe di quanto molti non pensino. E con questa lista chiamata PER IL BENE COMUNE mi rendo, insieme a uomini di buona volontà, disponibile a rappresentare tutti gli uomini di buona volontà che hanno capito la necessità inderogabile di invertire la rotta. Va da sé che il programma è tutt’altro che limitato al solo ambientee alla sola salute, avendo, per esempio, il ripristino del rispetto della Costituzione, regolarmente calpestata, tra i suoi obiettivi prioritari.Di fronte ad un programma che prevede il ritorno del cittadino al comando delle operazioni di guida della casa comune, come, peraltro, prescritto e promesso dalla Costituzione, mi aspetto parecchio consenso. So, tuttavia, che un obiettivo del genere va a turbare quegli eliquilibri delicatissimi di cui sopra, gli equilibri di chi, tramite un potere di cui si è abilmente e pazientemente, ma illegittimamente, impadronito. E, allora, vista la levatura morale di questi personaggi, sapevo fin da principio di aspettarmi una raffica di tiri mancini.Bene, ci siamo quasi. Quando non c’è modo di controbattere sul piano logico un avversario che, magari, ti ha pescato con le mani nella marmellata, specie quando questo avversario porta prove scientifiche inconfutabili e quando il povero, italianissimo “lei non sa chi sono io” diventa un boomerang, se le regole del gioco sono quelle di non avere regole, ecco che si ricorre al più antico, al più a buon mercato e al più efficace degli espedienti: la calunnia. Se, poi, si hanno a disposizione i cosiddetti media, il gioco moltiplica non solo la sua facilità ma anche la sua efficacia.Poco, anzi, nulla, importa se i pochi fatti sono mostruosamente distorti e il resto è una macedonia di pura invenzione e di fatti artatamente ignorati: la gente è disposta a bersi qualsiasi cosa, pur di godersi lo spettacolo di una pubblica esecuzione.“Give a dog a bad name and hang him” è un vecchio proverbio inglese che, tradotto, potrebbe suonare: “affibbia una cattiva reputazione a un cane ed impiccalo.” Se si riesce - ed è facile, disponendo dei mezzi giusti - a far passare una calunnia, sarà la gente stessa ad impiccare il meschinello.Insomma, come dicono gli adesivi su certi camion, “stiamo lavorando per voi”. I media di regime stanno approntando un menu appetitoso pre-elettorale in cui io costituisco il piatto forte.In fondo, è in qualche modo consolante, visto che, in barba alla grottesca regola della par condicio, tutti i candidati premier impestano con la loro presenza TV, radio e giornali e della nostra lista non si fa menzione. Attraverso il veleno di qualche pennivendolo cui è stata promesa una mancia, qualcuno verrà a sapere che esistiamo.

Stefano Montanari

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La morte ha i vostri occhi

5 mar 2008


Signori della politica, mi rivolgo a voi. E lo faccio vincendo la nausea.
Vi state accorgendo adesso, disturbati nei vostri interessi ben radicati da tutt’altra parte, che si muore sul lavoro. Non le morti occasionali, quelle che capitano perché c’est la vie: la nostra è una strage che avviene quasi con meticolosità. Ormai è un bollettino di guerra giornaliero e la guerra si può cavalcare: tutto fa brodo.
Così, nessuno di voi perde occasione per levare alta e forte la propria voce in difesa di questi lavoratori, soprattutto in questa primavera incipiente che prelude al momento cruciale del vostro progetto di statisti: le elezioni, quelle che vi daranno il viatico per continuare ad agire come avete fatto da sempre.
E mi rivolgo a voi, sindacalisti, che mandate in piazza migliaia di poveracci per un aumento di quattro soldi di salario o per farli smettere di lavorare il più presto possibile. Anche per voi il mio stomaco non sta meglio.
E pure a voi, signori degli enti di controllo, mi rivolgo. Che diavolo state a fare? Siete
in un esercito che soverchia quello dei vostri omologhi in ogni paese civile (L’ARPA Emilia Romagna ha il doppio dei dipendenti dell’equivalente struttura che copre tutta l’Austria) e l’unica vostra attività pare essere quella di fare la riverenza ai politici del “tutto va bene.”
Per motivi professionali io visito fabbriche e impianti, dalle fonderie agl’inceneritori, e in queste visite vedo cose che voi umani… Ho detto umani. Vedo uomini che camminano come fossero acrobati del circo sospesi chissà dove senza il minimo accorgimento di sicurezza. Vedo uomini che maneggiano veleni, soprattutto polveri - perché il mio mestiere è quello di occuparmi di questo - che non indossano guanti né copricapo né maschera né indumenti dedicati e che poi se ne tornano a casa con quegli stessi vestiti addosso, avvelenando chi vive con loro. Vedo uomini che versano le cose più schifose nei corsi d’acqua, che le nascondono sotto un palmo di terreno, che le trasportano di notte perché qualcun altro le nasconda dove si resta impuniti (cioè dappertutto) e questa roba finisca nell’aria, nell’acqua, negli alimenti, nei nostri organismi e in quelli dei nostri figli. Vedo medici di fabbrica che nascondono le malattie professionali.
Si muore di lavoro, cari signori che da noi venite lautamente pagati, e voi, da bravi avvoltoi bulimici, cercate un po’ di nutrimento anche da quei cadaveri. Cadaveri fortunati, a ben pensarci, perché per chi non muore di morte violenta voi avete preparato una lunghissima agonia grazie alla società che avete allestito. Non lo avete fatto apposta: all’inizio era solo un effetto collaterale. Poi vi siete accorti che ci s’ingrassa anche con queste malattie, con il business ricchissimo della prevenzione che da noi, quando va bene, è quella secondaria (diagnosi precoce, tanti esami e tanti farmaci) e non primaria (non ammaliamoci).
Ormai da tempo immemorabile voi politici - ma nel sindacato e negli enti di controllo le cose non vanno poi tanto tanto meglio - vi siete mineralizzati sulle vostre poltrone, non eccezionalmente passatevi dai vostri padri o regalatevi da qualche consanguineo o socio, e da lì gestite gli affari vostri, ché della politica, quella vera, quella della gestione saggia della casa comune, si è persa ogni memoria. Voi che ora tuonate su queste morti, dove eravate negli ultimi quarant’anni?
La domanda che mi si pone spesso quando sono all’estero è come sia possibile che, di fronte ad uno sfacelo tanto palese, gl’italiani continuino a portarvi il loro consenso e, a quanto pare, ad aprile il trionfo si ripeterà. La risposta è sempre molto articolata e un po’ faticosa, perché altrove è difficile penetrare la mentalità nostrana, ma noi i motivi li conosciamo tutti: la ragnatela d’interessi che siete stati capace di tessere coinvolgendo milioni di quelli che sono al contempo vostre vittime e vostri complici, e l’ignoranza.
Se sul punto uno non mi soffermo. È sull’ignoranza che insisto. Nelle fabbriche e negl’impianti nessuno istruisce i lavoratori. I corsi che si fanno esistono solo sui documenti ufficiali e, se mi capita di fare domande sia agli operai sia a chi li dirige, e mi riferisco a domande semplicissime su ciò che maneggiano e su come lo fanno, la reazione è identica: mi guardano con la faccia da pesce lesso. D’ignoranza si muore, cari signori, e voi, pur nella vostra ignoranza, lo avete sempre saputo.
Ma l’ignoranza è l’ingrediente di base per mantenere i vostri troni, di qualunque fattura e dimensione essi siano. Ed è così che i vari Augias, Vespa, Mentana, Tozzi, Angela, Fazio e gli altri guitti del carro di Tespi, confortati dalle esternazioni dell’ineffabile Veronesi sponsorizzato Veolia e capace di parlare di tutto con identica spocchia e incompetenza, si scatenano.A questo punto ci si aspetterebbe l’intervento muscoloso dei sindacati. E invece, no. Anzi, quando io cerco, come posso, di fare un po’ di cultura e di spingere i datori di lavoro a migliorare le condizioni di sicurezza, sono proprio i sindacati, ben prima dei mitici “padroni”, a darmi addosso, addirittura mandando in piazza i lavoratori il cui posto di lavoro si presume messo a repentaglio (!) e non disdegnando minacce personali (vedi il caso di Raoul Mantini a Gualdo Cattaneo).
Ma bisognerebbe dare un’occhiata ai documenti che mi capitano sotto mano per accorgersi di ciò che fanno gli enti di controllo. Magari facessero niente! Il problema è che non è raro trovarli molto “ben disposti” verso chi dovrebbero controllare.
E, da ultimo, cari politici, al di là di chi avete “messo a posto” in cambio dei voti di tutta la famiglia, se non sarete cacciati come si farebbe in qualsiasi paese civile, ringraziate i filosofi del non voto. Saranno milioni. Milioni d’ipocriti, d’ignoranti e di psicolabili uniti i un unico esercito al seguito di qualche pifferaio magico che avranno trovato giustificazione ideologica alla loro viltà, alla loro totale mancanza di conoscenza politica, al loro senso civico assente. Scusate, signori del non voto, ma io non ho l’ipocrisia del politico consumato e non riesco a non dirvi che provo orrore di voi. Scusatemi.
Di Stefano Montanari

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La Raccolta "porta a porta"

24 feb 2008













Il "porta a porta", ovvero la raccolta domiciliare dei materiali, non è un costo, è un investimento. Allora si può parlare di Gestione.è il solo sistema in grado di ripagare i suoi costi senza farli ricadere genericamente sulla collettività, quindi il sistema largamente più EFFICACE per ridurre la quota destinata a smaltimento. Un dato (sbalorditivo) su tutti: a Mercato San Severino (SA), in piena "emergenza rifiuti" perenne a causa del commissariamento, mentre tutto intorno a loro era un disastro sociale, economico, sanitario e ambientale, il Comune otteneva il 55% di raccolta differenziata e una incoraggiante stabilizzazione degli scarti complessivi. La tariffa che i cittadini e le aziende pagano per il servizio, una volta stabilizzata può avere incrementi legati al costo della vita, la tassa a metro quadro oltre ad essere iniqua può raddoppiare da un anno all'altro. Il "porta a porta" è innanzitutto crescita culturale e di equità sociale, in quanto capace di creare legami fra le persone. Responsabilizza. Favorisce il controllo del territorio, la riqualificazione lavorativa degli addetti e, aspetto non indifferente, rende più appetibile un luogo sotto l'aspetto turistico. Il suo valore va ben oltre quello meramente economico, la differenza non la fanno 5 euro in più o in meno per il primo anno da quando lo si introduce, ma la qualità della vita nel suo insieme. Tramite il porta a porta possiamo prevenire problematiche sanitarie drammatiche che sono sotto gli occhi di tutti, anche se le soluzioni che i media divulgano sono le stesse che causano i disastri. Una discarica senza frazione organica di rifiuti urbani è di fatto innocua, altro discorso sono i rifiuti speciali e industriali, per i quali la gestione influenza impatti e costi. Senza soffermarsi sulla crisi campana, basta guardare al Consorzio Gaia indebitato di 180 milioni di euro, per notare quanto cattive scelte politiche e mancanza di controlli possano provocare, sui "rifiuti". Basta stare 10 minuti a Malagrotta... Non esiste una ragione valida per perseverare con gli sprechi innanzitutto immorali, della nostra società. Abbiamo tutte le conoscenza per gestire e prevenire gli sprechi. Basta la volontà politica di agire. La gestione degli scarti alimentari è il sistema più veloce e più economico per pianificare una RD di qualità, capace di centrare gli obiettivi. Il Comune di Roma informa che a Colli Aniene in un mese si è giunti al 63% di raccolta differenziata. Conferma quanto Novara, Asti, Treviso, Capannori, Colorno dimostrano da anni e noi "rifiutologi" cerchiamo di far comprendere a tutti:la RACCOLTA DIFFERENZIATA fatta bene CONVIENE. A tutti. IL SITO DELLA RETE REGIONALE RIFIUTI ZERO DEL LAZIO (chi ha permesso "educando" e spronando gli amministratori, di far giungere in Regione Lazio, queste "modalità" di gestione). Anche io ne faccio parte: http://www.rrrlazio.it/ricchissimo di informazioni sui "rifiuti". C'è anche il Convegno che ho pianificato e tenuto insieme al Dott. Montanari in Regione il 9 febbraio 2007 a seconda delle caratteristiche geografiche delle abitudini delle persone nei luoghi, e della produzione di rifiuti (ci si basa sui dati certificati dall'osservatorio provinciale) c'è una fase di studio non-aggirabile, per proporre i piani alternativi. (La Provincia di Roma propone un sistema agevolato) Come ha spiegato perfettamente il Comune di Colorno (PR), comunicando i dati del I anno di RD(60%): "non abbiamo avviato il porta a porta per risparmi nell'immediato, ma per contenere gli aumenti inevitabili del costo di smaltimento che avverranno a breve termine".Stabilizzata la situazione col porta a porta, la tariffa può avere incrementi legati al costo della vita, come gli affitti delle case. Separati col porta a porta vetro metalli cartacartone e plastica più la frazione organica (che da sola rappresenta il 30% del totale) si va ad ottimizzare tanti altri fattori di RIDUZIONE DEGLI SPRECHI, il primo e importante è l'acqua; indirettamente, tutte le risorse racchiuse all'interno di oggetti e cibi. L'idea di fondo: far collaborare strettamente Attività produttive., Ambiente, Gestione degli scarti, Agricoltura, con tutti gli assessorati competenti della Pubblica Aamministrazione di Provincia e Comune. Le risorse di ognuno, come finanza e mezzi, possono concorrere a fare la differenza, rendendo più agevole uno sforzo considerevole soltanto nell'avvio. Quando la raccolta differenziata diventa una abitudine non servono più grandi incentivi o richiami morali: serve solo una corretta organizzazione.

Roberto Pirani

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Il grugnito del Minotauro

23 feb 2008











Non ricordo nemmeno più chi l’abbia detto, chi dei due mostruosi genitori dell’ancor più mostruoso Veltrusconi, quella sorta di vorace Minotauro, tecnicamente e indisputabilmente una testa di manzo, che sta imperversando su e giù per lo Stivale, un po’ in corriera e un po’ in TV. Chiunque dei due fosse, il concetto era: “Si governa molto meglio se siamo solo in due, senza tutti quei partitini…” E certo: e meglio ancora da soli, si governa, come hanno sempre fatto tutti i dittatori degni di questo nobile nome. Comunque, anche in due non è poi così male, soprattutto quando, invece di addizionarsi ci si moltiplica e, invece di una contrapposizione, ne esce una straordinaria sinergia. Si sono fatti due begli squadroni, magari un po’ bislacchi, con Capezzone e Giovanardi che si abbracciano dimenticando aborto e spinelli, con Di Pietro nell’altro schieramento che s’impegna in una specie di tango figurato dicendo tutto e il contrario di tutto, avanti e indietro, proprio come un tangueiro delle milonghe, un Giano con la faccia ecologista, quella finta, e una, stavolta vera, che guarda ai suoi Borghesi e Misiti, eroi dell’inceneritorismo (vedi il monumento azzurrissimo di Brescia che di Misiti è una gloria personale) e, soprattutto, guarda i suoi compagnucci di strada, tra vecchi scudi crociati in disarmo e falci e martelli arrugginiti, che nell’inquinamento sguazzano giulivi. E adesso entra in gran pompa pure lui, il mitico professor Veronesi a regalare certezze scientifiche al Minotauro. Lo avremo in parlamento e da lì benedirà urbi et orbi tutte le ciminiere del Paese, magari, chissà, scomunicando definitivamente il truce basilico. E i radicali orfani di
Capezzone berlusconizzato? Tutti con il PD e con la signorina Bonino che ha ricevuto la promessa di un ministero. Quale? Che importa? Ambiente, Difesa, Salute, Istruzione, Interni, uno inventato di sana pianta… Competenza? Ma via: l’importante è mettere il sedere sopra una poltrona. Poi c’è un’altra squadretta: quella degli arcobaleno. Ci sono i Verdi, lì dentro, con Pecoraro che piange sull’ambiente devastato. Poi, in periferia, i verdi verniciati dell’ambiente s’infischiano bellamente. E tra gli arcobaleno c’è Bertinotti che dell’ambiente conosce quello bene di Parigi e il resto gli sfugge. E poi, ansimando, arrivano i fastidiosi “partitini”. Tanti. L’ambiente? Non pervenuto. Ma se i libri di biologia dicono che se distruggi l’ambiente in cui vivi sei destinato ad estinguerti… Roba vecchia! L’ambiente è un pozzo di san Patrizio che va spremuto e guai a metterci le mani per tentarne una difesa. Insomma, i “partitini” non fanno paura perché di occupano d’altro. Non fanno paura a meno che non s’impiccino proprio dell’ambiente. E, se lo fanno, il Minotauro grugnisce (sì, ha la testa da bovino ma nell’anima è un maiale), senza che gli arcobaleni muovano un dito. Che cosa è successo? Partiamo dalla Costituzione. Dall’articolo 49 che dice: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” Forti di questa sicurezza, abbiamo messo in piedi un “partitino” che, forse bizzarramente, pretende di far togliere la mani da questo benedetto ambiente, e di farlo senza compromessi, senza eccezioni al centro o in periferia e senza concessioni a chicchessia. Gli abbiamo dato anche un nome: PER IL BENE COMUNE. Il senatore Fernando Rossi, cacciato dal suo vecchio partito perché aveva peccato gravemente pretendendo di essere coerente e di usare il buon senso e l’onestà, è il fulcro del gruppo. Strani come siamo, nessuno di noi si è portato appresso le filosofie paleo-novecentesche ormai confinate ai libri di storia, e così ci siamo ritrovati a condividere le idee con chi si è svegliato, dai monarchici ai comunisti. Ora, ci siamo detti, c’è una barca dantescamente senza nocchiero in gran tempesta da portare a riva, viviamo in una camera a gas che si sta velocemente saturando, e non è il momento per perdersi in chiacchiere stupide. Siamo tutti d’accordo: bisogna pulire l’ambiente, e con l’ambiente le coscienze. Facile? Mica tanto! C’è un sacco da lavorare perché da lì, dall’ambiente, si arriva forzatamente a fronteggiare tanti problemi diversi, dalla ricerca assente alla corruzione dilagante in ogni angioletto della vita pubblica, dall’istruzione in sfacelo alla sanità in abbandono. Beh, lo vedete: un partito del genere dà fastidio. E non perché porta via voti, ma perché turba le coscienze. Magari va a finire che qualcuno si accorge che questo è davvero il secondo polo e Veltrusconi, diviso solo per chi è disposto a cascarci, è l’altro. E se qualcuno si accorgesse che non è fatalisticamente vero che si debba campare per forza rapinati nel portafoglio e nella salute? Insomma, una pulce importuna. Dunque: va schiacciata subito prima che si riproduca. E qui grugnisce il Minotauro. Il Consiglio dei Ministri stabilisce che chi è già rappresentato in Parlamento non deve raccogliere le firme, un impegno costoso e gravoso, per costituire un partito. C’è un’eccezione: noi. Noi il rappresentante ce l’abbiamo: è Nando Rossi, senatore. Beh, facciamo che allora ce ne vogliono due, decreta il Minotauro. La Costituzione? Ma mi faccia il piacere! Già abbiamo passeggiato sugli articoli 32, 56 e 58, figurarsi se ci fa impressione il 49! Insomma, per noi del “partitino” la Costituzione non si applica. Purtroppo ci è impossibile apparentarci con altri parlamentari per fare due: noi non abbiamo “giri” con i soldi pubblici, non facciamo giochetti di potere, non siamo disponibili a compromessi dietro il paravento e, dunque, che cosa pretendiamo? E poi, rifiutando di attirare voti con la promessa di un posto di lavoro (in realtà, di uno stipendio perché del lavoro se ne può fare a meno), della concessione di un appaltino, di una pensione d’invalidità a qualcuno che scoppia di salute… Sì, è vero: siamo troppo fuori dal coro. Così raccoglieremo le firme con sangue, sudore e lacrime, non riusciremo a raggiungere il risultato in tutte le regioni e, in più, non avremo mai i voti di tutti coloro che vanno a piangere in TV perché il sistema politico li rapina e li fa ammalare ma che poi, nel segreto della cabina, metteranno la crocetta su chi fa arrivare loro un piccolo, presunto privilegio. Pensate quanto siamo fessi: Nando Rossi si presenta per il Senato, dove, a differenza di quanto accade per la Camera dove la soglia è al 4%, occorre superare lo sbarramento dell’8%. Un obiettivo che è più che un miraggio. Vada come vada, questo impegno, per gravoso che sia, sarà di enorme utilità: vedremo se davvero l’Italia sta tanto male o se, in fondo, va bene così. E io vedrò se tutte le chiamate che ricevo per avere un soccorso non sono altro che un innocente passatempo. Se qualcuno vuole dare una mano, chiami Monia Benini (338 2365168) e lo faccia subito perché non c’è tempo per le chiacchiere.

Stefano Montanari

da: www.stefanomontanari.net

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Ambiente e Salute

20 feb 2008

Per quanto Veltrusconi abbia tentato, finora con successo, di nasconderci il disastro che non poteva non conseguire dalla devastazione dell'ambiente a scopo non solo di lucro ma di rapina, sempre più italiani diventano coscienti della realtà e lo diventano nella maniera più didattica: sulla loro pelle.

Ormai le malattie di origine ambientale, quelle che vengono dalla diffusione dissennata degl'inceneritori, da una politica dei trasporti che non ha uguali per assurdità nel mondo civile, da un'industria che per fare i comodi propri, sporcando irreversibilmente casa nostra, finanzia generosamente quella che ci ostiniamo a chiamare politica, stanno diventando compagno sempre più abituale della nostra vita.

E, come ci ammonisce la Comunità Europea, sarà peggio nel futuro, quel futuro che appartiene di diritto ai nostri figli. Così, l'ambiente che si ribella e diventa ogni giorno più ostile, pretende qualcuno che se ne prenda cura sul serio, non come è stato fatto fino ad oggi tra chiacchiere, eccezioni e negoziati sottobanco.

La Natura non ha fede politica e se ne infischia delle nostre baruffe e dei nostri meschini interessi. In assenza di quel qualcuno che se ne prenda cura, noi ci siamo.

Stefano Montanari

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