www.perilbenecomune.org
20 gen 2009
Non perdetelo di vista!
Solidarietà a Carlo Vulpio
12 dic 2008
Comunicato Stampa
Ferrara - 12.12.08 - La Lista Civica Nazionale “Per il Bene Comune” intende esprimere tutta la sua solidarietà al giornalista Carlo Vulpio che, a causa dell’improvviso trasferimento comunicatogli dalla direzione del “Corriere della Sera”, di fatto è stato rimosso dall’inchiesta che stava compiendo sulle perquisizioni e i sequestri ordinati dalla procura di Salerno nei confronti di magistrati calabresi, politici e imprenditori.Una decisione questa incomprensibile, e che ci lascia sgomenti, non solo perchè Vulpio, stimato professionista, con il suo ultimo libro “Roba Nostra” aveva dimostrato di conoscere a fondo le vicende delle quali si stava occupando, ma anche perchè i recenti sviluppi della sua inchiesta, basata esclusivamente sugli atti giudiziari, stavano per svelare nuovi retroscena sul “caso Catanzaro”, tutti puntualmente ignorati dai media nazionali.Per quanto ci riguarda, consideriamo questa sospensione dall’incarico non una bocciatura per Carlo Vulpio (al quale peraltro rinnoviamo tutta la nostra stima), ma l’ennesima grave anomalia del nostro Paese.
Ufficio Stampa Pbc
Labels: caso catanzaro, Comunicato Stampa, Informazione, libertà di stampa
Roba Nostra a Reggio Emilia
28 nov 2008
Carlo Vulpio
Giornalista del Corriere della Sera
Fernando Rossi
Senatore XV Legislatura e Membro del Coordinamento nazionale di Per il Bene Comune
Clementina Forleo
Magistrato italiano attualmente in servizio presso l'ufficio Gip del Tribunale di Cremona
Labels: Carlo Vulpio, Clementina Forleo, Fernando Rossi, Informazione, Pbc Emilia Romagna, Roba Nostra
Lavorare uccide
13 nov 2008
Negli ultimi anni le vittime per incidenti sul lavoro sono state più di quelle occidentali in Iraq. Peggio di una guerra. “Morti bianche”, senza voce, relegate a poche righe sui giornali, miseri loculi anagrafici. Per queste vittime del silenzio, della negligenza e della distrazione, Marco Rovelli intraprende un viaggio che tocca ogni angolo del Paese, in cui restituisce un volto e una dignità a chi è morto e una voce al dolore, alla rabbia, all’impotenza di chi è rimasto.
Lavorare uccide si addentra nelle logiche più feroci della produzione e del profitto: dal just in time al perverso labirinto di appalti e subappalti, dalla crisi dei sindacati all’omertà dei colleghi, dalle norme di sicurezza ignorate a una giustizia che troppo spesso non viene fatta.
Attraverso storie, testimonianze e dati, un’inchiesta appassionata e atipica che ci aiuta a capire per quali barbari meccanismi la vita di un uomo vale solo pochi euro, e quanta strada resta ancora da fare per mettere fine a questa vergogna.
E per non dimenticare, ma soprattutto per evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi, sarà dato ampio spazio al comitato amici di Marco Galan. Il comitato nasce per volontà di parenti, amici, colleghi e simpatizzanti di Marco, un giovane Vigile del Fuoco del Comando di Ferrara, con notevole esperienza e in possesso di numerose specializzazioni (tre anni fa, ha anche partecipato alla spedizione italiana in Antartide). Il 26 luglio 2006, Marco stava effettuando, regolarmente comandato, il controllo dei cavi di trazione di una campagnola VF all’interno del cortile della caserma quando all’improvviso un furgone di un corriere è entrato a velocità sostenuta e, non accorgendosi del cavo in trazione, ha provocato l’investimento del vigile da parte del mezzo a cui era collegato il cavo. I danni riportato da Marco sono stati gravissimi: rianimato due volte nelle 24 ore successive all’incidente, ricoverato per oltre due mesi presso il reparto di rianimazione, è tuttora in stato vegetativo, senza che al momento vi siano ragionevoli possibilità di ripresa.
“Durante la serata – spiega Monia Benini, presidente di Per il Bene Comune - tutti gli interventi saranno trasmessi in diretta via internet sul canale www.mogulus.com/perilbenecomune , e i cittadini presenti in sala o collegati avranno la possibilità di intervenire o porre domande su un argomento che “Per il bene comune” ritiene di assoluta priorità: le “morti bianche”, rispetto alle quali si sprecano fiumi di parole di solidarietà, senza tuttavia intervenire alla radice del problema, ossia senza realmente prendere provvedimenti in materia di controlli sul posto di lavoro.”
La transizione e Cento watt per il prossimo miliardo di anni
22 ott 2008
LA TRANSIZIONE edito da Feltrinelli e CENTO WATT PER IL PROSSIMO MILIARDO DI ANNI edito da Boringhieri, presiede Fernando Rossi
Ne parliamo con gli autori Guido Cosenza, Luigi Sertorio, Erika Renda, e con Gabriele Abbado, Associazione Rondine, Cittadella della Pace, Michele Boato, responsabile Ambiente, PBC. I partecipanti potranno acquistare i libri e ricevere la dispensa-approfondimento sul nucleare del Prof.Sertorio.
La transizione
Analisi del processo di transizione a una società postindustriale ecocompatibile.
Una transizione misurata, priva di toni apocalittici e guidata da una logica interna stringente del complesso di fenomeni che inducono a ritenere che le nostre società siano effettivamente entrate in una fase evolutiva anticipatrice del collasso. Un’analisi finalizzata a individuare i comportamenti collettivi e individuali che hanno già fatto capolino tra le pieghe delle nostre comunità e che una guida politica saggia dovrebbe sostenere e cercare di diffondere, avviando una transizione non traumatica verso un nuovo modo di vivere. La transizione è il nodo cruciale della nostra epoca.
Guido Cosenza è professore associato presso il Dipartimento di Scienze fisiche dell’Università “Federico II” di Napoli. Ha lavorato nel campo delle particelle elementari. Ha pubblicato presso la casa editrice Bollati Boringhieri un testo in tre volumi di lezioni di Metodi matematici per la fisica.
Cento watt per il prossimo miliardo di anni
Non c’è dubbio che l’era dell’energia fossile terminerà. Come e quando ciò avverrà non lo sappiamo. Per ora continua l’assalto per il controllo del petrolio da parte di chi è più forte, e insieme progredisce la ricerca di succedanei energetici a sostegno dello sviluppo e si fa via via più pressante la denuncia per la salute della biosfera violata senza però il coraggio di mettere in discussione l’anomalia dell’ultimo mezzo secolo di crescita economica alimentata da risorse finite. E’possibile pensare a una transizione verso una mente umana e una società capaci di avere una visione razionale e profonda del futuro? Questo libro affronta il dialogo tra scienza, tecnologia ed etica, che è stato interrotto dall’illusione del consumismo.
Luigi Sertorio, fisico, socio dell’Accademia Gioenia di Scienze Naturali, ha lavorato al CERN di Ginevra e, negli Stati Uniti, all’Istitute for Advanced Study di Princeton e al Los Alamos Laboratory. Per tre anni è stato direttore di programma alla divisione per gli Affari Scientifici della NATO. E’ autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche. Erica Renda collabora con Luigi Sertorio nel programma di Ecofisica e divide il suo tempo fra i libri e l’esplorazione marina.
Gabriele Abbado, Architetto, si occupa di risorse alternative dagli anni 70, ha lavorato nel gruppo ENI, realizzando a Firenze nel 1977 un laboratorio di energia solare che prendendo a modello progetti americani all’avanguardia, fece diventare l’iniziativa toscana la più avanzata per la produzione di acqua calda e raffrescamento per le abitazioni e uffici. Ha trasmesso al fratello Claudio, il grande maestro tanto culturalmente legato alla nostra città, la passione e la preoccupazione per le tematiche ambientali.
L'appuntamento è per Giovedì 23 ottobre alle ore 21:00 presso la sede nazionale di Per il Bene Comune in Piazzale Stazione 15 a Ferrara.
Labels: dibattito, Fernando Rossi, Informazione, Michele Boato, Transizione
Come va oggi?
9 ott 2008

In vent’anni abbiamo sporcato l’ambiente, e in modo a volte irreversibile, più di quanto non abbiamo fatto nel paio di milioni d’anni precedenti. Qualunque ne sia la causa, il mondo si sta desertificando, l’acqua potabile diventa sempre meno disponibile (e quella poca la stiamo avvelenando di buona lena), e l’aria la stiamo riempiendo d’inquinanti di cui non abbiamo la minima esperienza ma di cui sappiamo che saranno almeno in parte duraturi quanto la Terra stessa, lo gradisca o no qualche genio che spande il suo sapere nelle nostre luminose università. La trentina di guerre in corso qua e là non solo fa massacri ma sta mangiando risorse preziose, le riserve energetiche alle quali ci siamo ingenuamente rivolti si stanno esaurendo, così come era chiaro sarebbe stato dalla lettura di qualsiasi manuale di fisica, il suolo si sta impoverendo a causa dell’uso dissennato di concimi chimici che gli restituiscono solo parzialmente le sostanze necessarie, i prodotti alimentari sono sempre più sporchi e sempre meno nutrienti… Al di là delle sofferenze fisiche che ognuno di noi subirà o sta già subendo, un altro guaio sta interessando il nostro pianeta o, almeno, la sua parte più ricca, perché quella più povera difficilmente andrà peggio di come va da sempre. L’economia che tronfiamente avevamo pensato inossidabile si sta sciogliendo come neve al sole. Ci si accorge che abbiamo trattato la carta straccia come qualcosa di valore, che abbiamo vissuto parecchio sopra le nostre possibilità chissà da quando e adesso è arrivato l’inevitabile redde rationem.
D’altra parte, se il modello capitalistico aveva retto finora ballando sul filo, il modello comunista, almeno altrettanto inapplicabile, era durato davvero lo spazio di un mattino. Dunque, saremo tutti più poveri. A questo punto, bisogna che ci diamo la sveglia. Dal momento che di ricchezza ce ne sarà molto meno a disposizione, non possiamo più permetterci certe distrazioni. Restando a casa nostra, lo stato è palesemente sull’orlo della bancarotta. Diverse tredicesime di statali sono a serio rischio, i fornitori degli enti di stato non vengono pagati, si tagliano i fondi alla scuola, alla ricerca e alla sanità e, dunque, siamo già in condizioni drammatiche, anche se i monologhi del nostro imbarazzante primo ministro riescono ancora ad anestetizzare più di qualcuno. Ma, anestesia o no, i fatti sono quelli. Eppure, sulla soglia della bancarotta come oggettivamente siamo, a nessuno dei nostri timonieri è venuto in mente di rinunciare ai progetti più demenziali o anche solo di accantonarli momentaneamente, tesi come sono, e del tutto visibilmente a chi è ancora in stato di veglia, alla rapina delle croste di pane che restano ancora nelle nostre tasche.
Più nello specifico, vorrei chiedere all’onorevole Antonio Di Pietro che tanto ama vestire i panni di scena del moralizzatore ed è così abile nel mobilitare le piazze, di fare appello alla sua furbizia contadina. Se, in questo momento, rinunciasse a tutto quanto sta dietro le cosiddette Grandi Opere, quelle che tanto eccitano il suo accolito onorevole Aurelio Misiti, dal Ponte sullo Stretto al MOSE, dal TAV agl’inceneritori, e dicesse: “Fermi tutti: non ce lo possiamo permettere,” riscuoterebbe un successo enorme. Questo soprattutto da parte di quei ragazzotti non del tutto rincoglioniti che si trovano in grande imbarazzo quando li si mette con il naso davanti a certe incongruenze come, tanto per non fare che un esempio, lo strepitare contro gl’inceneritori per poi farsene quatto quatto untuoso paladino. Impossibile sperare che le grida in piazza ottundano per sempre tutti i cervelli: prima o poi a qualcuno scoccherà la scintilla. Naturalmente una presa di posizione del genere non cancellerebbe all’antico pulitore di mani ipso facto le tante ombre, ma sono certo che, quanto meno, gli raddoppierebbe i consensi, il che comporta tante cose che piacciono alle persone del giro.
Da ultimo, vorrei pregare, in questo momento di tempesta, i mezzi di comunicazione di diventare più responsabili e di smetterla con le sciocchezze. Tanto per non fare che un piccolissimo esempio delle bufale che questi ci propinano, il 2 ottobre scorso il giornale Repubblica uscì con un articolo intitolato “Il barbecue inquina più dell'auto” in cui una tale Sara Ficocelli, giornalista, riferiva degli studi di Kenneth Docherty, dell’Università di Boulder, in Colorado. Subito qualcuno m’interpellò a proposito di certe affermazioni e io risposi che forse la signora Ficocelli non aveva capito bene.
Il fatto non è per niente isolato e basta prendere qualsiasi rotocalco o giornale quotidiano per trovarvi disseminate assurdità dall’ingenuo al ridicolo. Tutto questo serve a generare degli “esperti” che, poi, infestano i blog e si permettono di controbattere spericolatamente dati di ricerca inconfutabili e, curiosamente, questi esperti sono del tutto funzionali al mantenimento del regime.
Dunque, cari media, basta con queste pillole di scienza che non siete in grado di somministrare.A tutti, di conseguenza, l’invito a non leggere più quella roba e a consultare, invece, fonti attendibili per acquisire la capacità critica utile almeno a capire chi ce la dice giusta e chi, invece, ci racconta balle. Se saremo capaci di arrivare a quel punto così temuto dai nostri politici, una bella fetta dei nostri problemi scomparirà sul serio e non come l’immondizia arrosto dell’inceneritore.
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Perchè non abbiamo bisogno di Nucleare
1 ott 2008
tratto da www.byoblu.com
Labels: Ambiente, Energia, Informazione, Michele Boato Nucleare, rinnovabili
Rubate con Rispetto
29 lug 2008
Stessa cosa accade in certe edizioni antelucane dei giornali, e tutto questo frettoloso svanire è sintomo dell’importanza della notizia. Se qualcuno si preoccupa di censurare, non servono commenti perché il fatto parla da sé: "Scusate il contrattempo: il popolo bue non deve sapere." Valga per tutte la pudica censura agl’incidenti, ultimamente piuttosto frequenti, a carico d’impianti nucleari qua e là per il mondo le cui nuove sono divulgate in modo quasi clandestino da media fuori dei giri di potere e, dunque, di scarsa diffusione.
Ora, restando nella categoria di notizie, salta fuori per un attimo fuggente che le nostre riserve di grano coprono sì e no sei mesi del fabbisogno nazionale e che noi siamo dipendenti dall’estero a questo riguardo. Strano, potrebbe pensare chi ha avuto modo di ascoltare le dotte, più che convincenti disamine di scienziati e politici sul tema degl’impianti a biomasse. A quanto mi era parso di capire, anche per essere stato presente ad alcune di queste esternazioni, gli agricoltori non sanno che cosa coltivare e sono entusiasti di legarsi nella buona e nella cattiva sorte (ma la casta ci tranquillizza tutti: la sorte cattiva non ci sarà) a chi farà loro coltivare vegetali destinati ad essere bruciati sull’altare di un’energia di cui, ci giurano, abbiamo sempre più bisogno. E il grano? Non si può perdere tempo con il grano quando ci si può occupare di argomenti ben più redditizi che richiedono la costruzione d’impianti con appalti, subappalti, permessi, concessioni, consulenze…
Un’altra notizia che è durata quanto una bolla di sapone
è stata quella relativa alla meteorologia delle Olimpiadi ormai alle porte. Al flop preannunciato, i cinesi non vogliono aggiungere l’aggravante della pioggia, e allora ecco la grande idea: spariamo in atmosfera enormi quantità di ioduro d’argento, facciamo cadere la pioggia adesso (lo ioduro d’argento provoca il fenomeno) e così, dall’8 agosto in poi, avremo tempo asciutto assicurato.
Al di là del ragionamento che a me, che pure di meteorologia non so nulla, appare a dir poco balzano, mi chiedo come si possa pensare di appestare un’aria, peraltro già tra le più mefitiche del mondo (io l’ho respirata per quasi un mese e non mi sono divertito), con un sale d’argento che, dopo aver aleggiato per un po’ sopra le teste, dovrà per forza ricadere a terra con tutte le fin troppo ovvie conseguenze su ambiente e salute come c’insegna chi ha devastato il Danubio in quella maniera. Un dubbio ulteriore mi viene, poi, dal fatto che lo ioduro d’argento costa caro e che i cinesi potrebbero optare per qualcosa d’altro.
Se, poi, si fa mente locale sul fatto che noi importiamo grandi quantità di prodotti agricoli, soprattutto orticoli, dalla Cina, e che laggiù si usano fertilizzanti e pesticidi di cui sarebbe quanto mai opportuno sapere di più, ecco che aggiungere ai vegetali anche iodio e argento (o altro?) potrebbe far sorgere qualche ulteriore perplessità.
È vero che, dopotutto, tornando al colpo di genio degl’impianti a biomasse, si prevede l’importazione di navi su navi cariche di olio di palma in cui ci sta di tutto un po’ e, dunque, introdurremo nella nostra aria chissà quante migliaia di tonnellate di porcherie recapitateci direttamente dall’Estremo Oriente. Ed è altrettanto vero che cementifici nostrani importano anch’essi, sempre senza che il solito popolo ne sia sufficientemente informato, navi su navi di pet coke (la feccia della lavorazione del petrolio) da oltre-Atlantico, non contenti di quello prodotto dalle nostre raffinerie, per essere bruciato e per poi esserci rifilato come residuo incenerito mescolato al cemento insieme con altre polveri sulle quali pare sia meglio non indagare. Quindi, ormai, i nostri organismi sono equiparati per ragion di stato a cloache in cui si scarica tutto quanto residua come prodotto collaterale dai business della nostra malavita (politica, impresa, accademia…)
A questo punto mi permetto di dare un consiglio modestissimo ai nostri malavitosi di regime: fate come si faceva nella Prima Repubblica. Anche allora si facevano porcate, si rubava, si corrompeva, si facevano, insomma, gli affari propri infischiandosi del bene comune. Infischiandosene fino ad un certo punto, però, e lì sta il segreto. Se voi continuerete così, a derubarci, a farci ammalare, a devastare il nostro patrimonio, a dilapidare risorse, a fare terra bruciata intorno a voi, a raccontarci balle, a trattarci come idioti, finirà che non avrete più di che ingrassarvi. Se non altro perché non ci sarà più niente.
E certo non avrete di che tramandare il vostro parassitismo ai vostri figli come si fa ora in tanti àmbiti, accademia in primis (e da lì deriva il collasso culturale di cui ci subiamo la vergogna a livello planetario), ma anche nella politica, nella funzione di stato, nel mondo dell’informazione… Fate come i vostri predecessori: rubate con misura e, se la cosa non suonasse buffa, con rispetto, perché se non ci sarà più niente per noi, prima o poi la festa sarà finita anche per voi e per le ambizioni dei vostri eredi.
Labels: Cina, Informazione, Inquinamento, Prima Repubblica, Stefano Montanari
Carbone: E NEL frattempo si torna a morire...
26 giu 2008
Un'altra vittima del cantiere ENEL a Civitavecchia. E' la seconda vittima, giovanissima. A nulla è valsa un'interrogazione parlamentare di Fernando Rossi nella scorsa legislatura, caduta nel dimenticatoio e rimasta senza risposta.
Purtroppo la conta delle vittime è già cominciata... e proseguirà - come
dimostrano gli studi scientifici - se l'ENEL porterà a compimento,
nonostante la pesante documentazione ostativa , la riconversione della
centrale TVN a carbone.
Con che coraggio partiranno ora le solite, inutili, ridicole frasi di
solidarietà verso i familiari e gli amici del giovane?
Questa è una morte che si poteva e si doveva evitare. Per il bene comune non
ha altre parole se non vergogna!
Monia
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Comunicato stampa
Martedì 24 giugno 2008, trova la morte Ivan Ciffari, giovane
operaio, il secondo, nel cantiere della riconversione a carbone della
centrale Torrevaldaliga Nord - enel. Un'altra vittima delle speculazioni
irrispettose delle persone, delle comunità. Per i signori del profitto
si tratta senz'altro di morti accettabili, quantitativamente
preventivate, sin dall'inizio.
Ma per noi non è lo stesso, questo è stato sempre chiaro. Verrà il
momento delle valutazioni e delle riflessioni che questo gravissimo
avvenimento ci costringe a fare.
"La tragica morte di Ivan."
Eventi di questo tipo impongono che si ascolti in silenzio quello che la
vita ha da insegnarci. Se parole devono essere spese, debbono dimostrare
di essere utili per migliorare la nostra condizione.
In primo luogo, e sopra ogni altra cosa, esprimiamo tutto il nostro
grande, profondo cordoglio, viva partecipazione al dolore della famiglia
e dei cari di Ivan, uno di noi. 24 anni di vita, di mestiere operaio,
uomo come noi, la vita stroncata come sappiamo.
In questo momento di raccoglimento, e rabbia, dobbiamo fare i conti con
i pericoli che su tutti noi incombono.
Decenni di vuote chiacchiere in favore della sicurezza sul lavoro,
mentre nei cantieri l'unico valore è: il profitto dei padroni. Da questo
assunto loro non retrocedono, salvo riempirsi la bocca di falsità in
occasione di simili eventi luttuosi. Ma alla prova dei fatti, sembra che
non faccia poi tanto scandalo la morte in cantiere, per i signori della
speculazione: l'uomo, vivo o morto, è solo ridotto a un numero. Un
valore meramente quantitativo che entra in un bilancio, previsto sin
dall'inizio.
Per noi questi numeri restano cifre di un pensiero inaccettabile,
disumano e disumanizzante. Da combattere.
Intanto, in noi, si fa strada una consapevolezza tanto amara da non
poter essere digerita: daremmo qualsiasi cosa per poter sperare che
altre morti legate a TVN siano evitabili. Ma è una sperenza vana.
Sulla nostra testa pende un destino ineluttabile, che non è quello della
morte naturale. E' quello della morte, della sofferenza per le patologie
legate all'inquinamento, riguardo al quale il nostro territorio non teme
confronti. Altre morti verranno entro pochi anni, grazie al carbone di TVN.
E' scienza, è statistica, di nuovo: numeri per descrivere le patologie e
le morti che l'inquinamento da carbone ci regalerà. Tanto è vero che
sulle carte sono già quantificate anche in termini di risarcimenti
economici.
Tanto per rinfrescare la memoria a tutti, le stime di externe.info (EU)
parlano di centinaia di milioni di euro per le spese mediche nei 25 anni
di esercizio della centrale a carbone. Del resto, come si motivano i
milioni che enel scucirà all'amministrazione Moscherini e alle altre?
Semplice: si pretende di aver comprato la nostra salute.
Come accade per tutte le lotterie, quella di morte di TVN non ci dice in
anticipo chi sarà sorteggiato. Ci dà invece la certezza che tanti e
tanti di noi e dei nostri figli dovranno soffrire e morire per le
conseguenze dell'inquinamento da carbone: tutti parteciperemo
all'estrazione.
Queste morti resteranno dolore privato delle famiglie colpite, perché
giornali e necrologi pubblici non parlano dei morti per l'inquinamento,
delle stragi lente. Porto, le vecchie centrali ad olio combustibile,
TVS, Montalto di Castro, cementifici, etc: abbiamo già dato. E invece,
su tutto questo si va ad aggiungere il carbone, col suo carico
insostenibile.
Se non saremo tutti noi a gridare che vogliamo sì lavoro, ma pulito e
non al prezzo della vita o della salute, rischiamo di conoscere da
vicino il cordoglio che oggi colpisce terribilmente i cari di Ivan. La
causa sembra diversa, ma in realtà è sempre la stessa: il profitto dei
potenti. Ivan siamo noi.
Se ci uniamo per fermare il carbone possiamo lasciarci alle spalle
rischi tragici che non vogliamo. Ricordiamo che la nostra vita non è di
destra, né di sinistra o di centro: questo dolore e queste
preoccupazioni ci riguardano tutti.
Comitato dei cittadini liberi- nocoke Alto Lazio
www.nocoketarquinia.splinder.com
http://noalcarbone.blogspot.com/
Il Carbone di Civitavecchia a Strasburgo
13 giu 2008
San Giuliano di Puglia: il Fatto non sussiste
2 giu 2008
CROLLO JOVINE. Martedi pomeriggio a Campobasso presentazione del libro bianco: 'Il Fatto non Sussiste'
SAN GIULIANO di PUGLIA. "Il fatto non sussiste" (Giudicate voi). E' il titolo del Libro Bianco scritto dal Comitato Vittime della scuola. Il volume, che racchiude la vicenda giudiziaria del crollo della scuola Jovine di San Giuliano di Puglia, che provocò la morte di 27 alunni e una insegnante, sarà presentato il 4 giugno alle ore 17.00 nella sala Celestino V della Curia Vescovile di Campobasso in via Mazzini n°80.
Saranno presenti il dott. Libero MANCUSO, legale di parte civile, Don CIOTTI, Il procuratore generale di Torino dott. Giancarlo CASELLI, il giornalista del Corriere della Sera Carlo VULPIO autore del libro "Roba nostra" e Pino CIOCIOLA autore del libro "Scuola Assassina".
In occasione dell'assemblea nazionale degli aderenti alla lista civica nazionale "Per il bene comune", l'assise ha espresso la propria vicinanza a tutto il Comitato delle Vittime della Scuola di San Giuliano di Puglia.
Ai genitori ed ai familiari delle vittime va dunque, da parte di PBC, la solidarietà e la stima per la battaglia per la giustizia che viene condotta da quasi 6 anni.
Da www.termolionline.it
Dalla Striscia di Gaza
30 mag 2008
Desmond Tutu, inviato Onu nella Striscia di Gaza per indagare su strage Beit Hanoun: 'Ciò che ho visto va oltre l'umana comprensione'.
Gaza - "Ciò che ho visto nella Striscia di Gaza va oltre l'umana comprensione. L'assedio contro la Striscia è illegale e deve finire immediatamente". Sono queste le parole con cui il premio Nobel per la pace, l'arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, ha fotografato la devastante situazione nell'area, causata da un feroce assedio israelo-americano, con la complicità europea, e dalle continue violenze perpetrate da Tsahal contro la popolazione palestinese.
Tutu, eroe, insieme a Nelson Mandela, della liberazione del Sudafrica dal regime dell'Apartheid, è in visita nella Striscia di Gaza per guidare una delegazione Onu che investiga sui crimini commessi da Israele nel 2006 contro la cittadina di Beit Hanoun, dove 19 persone furono uccise. Quasi tutte appartenevano a una stessa famiglia.
Ieri, durante una conferenza stampa con il premier del governo della Striscia di Gaza, Ismail Haniyah, Tutu ha rivolto un appello per la fine delle violenze contro la popolazione civile nel conflitto israelo-palestinese e ha aggiunto di sperare che entrambe le parti in causa accettino la tregua.
L'arcivescovo sudafricano si è detto entusiasta di incontrare il governo di Gaza, di conoscere la situazione nella Striscia e di poterne parlare al mondo. E ha spiegato che Israele aveva bloccato l'ingresso della delegazione, nel 2006, inviata dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Il governo di Tel Aviv aveva ammesso l'eccidio, ma aveva prosciolto i suoi soldati da ogni responsabilità, spiegando che si era trattato di un "errore dei radar". Cioè, di un effetto collaterale.
Questa volta, la delegazione Onu, è entrata dal valico di Rafah, passando per l'Egitto.
Tutu ha incontrato anche il sindaco di Beit Hanoun, Muhammad Kafarna, che lo ha informato sulla situazione in cui vive la cittadina - una delle più colpite dalle violenze israeliane.
Il sindaco ha spiegato che il 3,5% dei 42.000 dei residenti di Beit Hanoun sono stati resi disabili, handicappati, fisici dagli attacchi israeliani. E ha aggiunto che le forze israeliane usano armi non convenzionali, F16 e artiglieria pesante contro la popolazione della Striscia di Gaza. E ha smentito categoricamente che l'eccedio contro Beit Hanoun, nel novembre 2006, possa essere stato causato da un "errore" tecnico. "Possiamo essere d'accordo - ha sottolineato - che un missile manchi il bersaglio, ma qui stiamo parlando di una grande quantità di missili che si sono abbattuti su una sola casa, ogni cinque minuti. Questo non può essere un errore tecnico".
Kafarna ha spiegato che le perdite umane di Beit Hanoun "non possono essere compensate", e che attraverso l'assedio della Striscia, Israele sta lentamente uccidendo il milione e mezzo di gazesi.
Tratto da www.infopal.it
Cromo esavalente nella Dora a Torino - Le prove
28 mag 2008
L'ex-villaggio olimpico costruito su scorie e veleni
Torino. Tutto sta a capire se, nonostante la bonifica, l’edilizia privata e commerciale è compatibile con un quantitativo imponente di scorie di acciaieria e con una falda inquinata da veleni di lavorazioni industriali pluridecennali: cromo esavalente, piombo, nichel e manganese.
In caso di risposta affermativa, quella degli enti preposti ai controlli e alle autorizzazioni, il capitolo che riguarda gli insediamenti sorti sul «comprensorio Vitali» di Spina3 - gli ex-villaggi olimpici riconvertiti all’edilizia pubblica -, può dirsi chiuso. A riaprirlo è la denuncia presentata in Procura da un cittadino. Si chiama Marco Bava: prima di candidarsi nella lista «Per il bene comune» è stato a lungo la «sentinella» della Lega nelle commissioni comunali.
Il discorso interessa le palazzine che occupano parte del «comprensorio Vitali» (50 mila metri quadrati su 250 mila), consacrato ad attività siderurgica dai primi del Novecento ed oggi interessato da un mega-intervento edilizio.
Un business colossale, e nel contempo l’occasione per recuperare una porzione dimenticata e inquinata di Torino. Così inquinata da imporre, dopo ripetute analisi, una prima bonifica. Nel 2003 si stimava il volume delle scorie tra 400 e 500 mila metri cubi. L’acqua di falda presentava forti superamenti del cromo esavalente e, in misura minore, di altre sostanze pericolose.
Un posticino poco accogliente, oggetto di valutazioni tra Comune, Provincia, Arpa Piemonte, la proprietà del terreno e l’azienda incaricata di metterlo in sicurezza: con costi mostruosi. In un altro documento (marzo 2003) si calcolava la spesa di conferimento in discarica, «dato l’elevato volume di scorie di acciaieria presente», in 80 milioni. Quanto è bastato per valutare la rimozione di tutta la massa dei rifiuti «non compatibile con il valore dell’area».
Così, dopo aver distinto tra scorie di acciaieria inerti (il 90%) e rifiuti pericolosi, si è proposto di lasciare le prime e rimuovere solo i secondi: 5 mila tonnellate di polveri più altre 3 mila di rifiuti interrati e scarti dell’area di filtraggio, la sorgente principale della contaminazione da cromo esavalente. Il costo è sceso a 12 milioni.
Insomma: le scorie sono rimaste dov’erano. Tanto più che «non è stato identificato rischio di contaminazione della falda». Anche così, la prudenza ha imposto di isolare con un «materassino bentonitico» l’area interessata dai detriti: compresa quella ad uso residenziale. Quanto alle acque, per qualche tempo è stato adottato un intervento d’emergenza basato su pozzi di pompaggio che le aspiravano e le restituivano in falda dopo aver abbattuto il cromo con solfato ferroso. Roba tosta. A proposito: la falda scarica in Dora.
I vincoli severissimi deliberati in vista di nuovi lavori edilizi rendono la consapevolezza di una situazione fortemente compromessa. Altri sono stati aggiunti in seguito: dalla realizzazione di nuovi punti di monitoraggio al divieto di scavare pozzi per uso idropotabile.
Comune, Provincia e Arpa assicurano che tutto è stato fatto a norma di legge, nè ci sono pericoli per la salute pubblica. Stando alle ultime rilevazioni, l’inquinamento in falda si starebbe lentamente attenuando. Mentre secondo Bava il buonsenso avrebbe imposto di non costruire su una zona così inquinata. C’è anche chi come Roberto Topino, specialista in Medicina del Lavoro, ha documentato la fuoruscita di un liquido verdognolo dagli scarichi che buttano in Dora. Ma questo evidentemente è considerato un dettaglio.
Fonte:www.lastampa.it
Il Governo Ombra
Ovviamente a queste rimpatriate prendono parte, oggi come ieri, anche esponenti di “spicco” del mondo politico e finanziario italiano(*), all’ultimo meeting Bilderberg ad esempio, tenutosi ad Istanbul nel 2007, vi hanno partecipato dall’Italia: Franco Bernabè(Amministratore delegato di Telecom Italia), John Elkann(Vice presidente Fiat S.p.A.), Mario Monti(Presidente Università Commerciale Luigi Bocconi), Tommaso Padoa-Schioppa(allora Ministro delle Finanze) e Giulio Tremonti(allora Vice Presidente della Camera dei Deputati oggi Ministro delle Finanze), cosa si saranno detti? non è dato a sapersi.
I Bilderbergs infatti tengono molto alla segretezza dei loro incontri, così tanto da nascondere fino all’ultimo il posto del loro meeting, così tanto da escludere un invitato(già perché si partecipa su invito) se il suo nome è svelato pubblicamente prima del summit, possiamo dunque solo immaginare quello che pensano, quello su cui discutono e quello che decidono di fare, di una cosa però possiamo esserne certi, Democrazia, libertà e sovranità nazionali sono anatemi per questi “aspiranti padroni del mondo”.
*La lista dei Partecipanti al Meeting Bilderberg dal 1982 ad oggi(pubblicata dalla “Voce della Campania”).
Gianni Agnelli
Umberto Agnelli
Alfredo Ambrosetti - presidente Gruppo Ambrosetti
Franco Bernabè - ufficio italiano per le iniziative sulla ricostruzione nei Balcani
Emma Bonino - membro della Commissione europea
Giampiero Cantoni - presidente BNL
Lucio Caracciolo - direttore Limes
Luigi G. Cavalchini - Unione Europea
Adriana Ceretelli - giornalista, Bruxelles
Innocenzo Cipolletta - direttore generale Confindustria
Gian C. Cittadini Cesi - diplomatico
Rodolfo De Benedetti - CIR
Ferruccio De Bortoli - RCS Libri
Gianni De Michelis - ministro degli Affari Esteri
Mario Draghi - direttore Ministero del Tesoro
John Elkann - vicepresidente FIAT e IFIL
Paolo Fresco - presidente FIAT
Gabriele Galateri - Mediobanca
Francesco Giavazzi - docente economia Bocconi
Giorgio La Malfa - segretario nazionale PRI
Claudio Martelli - deputato - Ministero Grazia e Giustizia
Rainer S. Masera - direttore generale IMI
Cesare Merlini - vicepresidente Council for the United States and Italy
Mario Monti - Commissione Europea
Tommaso Padoa Schioppa - BCE (Banca Centrale Europea)
Corrado Passera - Banca Intesa
Romano Prodi - presidente UE
Alessandro Profumo - Credito Italiano
Gianni Riotta - editorialista La Stampa
Virginio Rognoni - Ministero della Difesa
Sergio Romano - editorialista La Stampa
Carlo Rossella - editorialista La Stampa
Renato Ruggiero - vicepresidente Schroder Salomon Smith Barney
Paolo Scaroni - Enel SpA
Stefano Silvestri - Istituto Affari Internazionali
Domenico Siniscalco - direttore generale Ministero Economia
Barbara Spinelli - corrispondente da Parigi - La Stampa
Ugo Stille - Corriere della Sera
Giulio Tremonti - ministro dell'Economia
Marco Tronchetti Provera - Pirelli SpA
Walter Veltroni - editore L'Unità
Ignazio Visco - Banca d'Italia
Antonio Vittorino - Commissione Giustizia UE
Paolo Zannoni - FIAT
Morire a norma di legge
13 mag 2008
Per lungo tempo le mie conferenze, quelle che tenevo per raccogliere i fondi per ricomprare il microscopio e che, probabilmente, sarò costretto a riprendere, s’intitolavano “Morire a Norma di Legge”.
Il titolo non era mai piaciuto ai politici di ogni ordine e grado, anzi, a quelli che noi, equivocando un po’, magari trascinati dalla lucida e fascinosa facondia di statisti del calibro di Gasparri, ci ostiniamo a chiamare politici, ma io quel titolo continuavo a tenermelo. Se allora “Morire a Norma di Legge” poteva suonare ad effetto e basta, ora, e devo aggiungere purtroppo, non è più nemmeno profetico ma è diventato in tutto e per tutto attuale.
Già l’ente che dovrebbe curarsi dell’ambiente per conto dell’apparato statale aveva dato prova di sé in più di un’occasione, prendendosi allegramente gioco di tutti coloro che dovrebbe salvaguardare e che, per soprammercato, pagano gli stipendi ad una pletora di dipendenti, aprendo anche qualche carriera politica ai funzionari ubbidienti.
Noi ci fidiamo, ed ecco che ci arrivano “rassicurazioni”: i roghi in fabbrica non producono inquinanti (non serve nemmeno fare analisi), i liquami tossici sparsi per anni nelle campagne non sono nemmeno degni di osservazione, le costruzioni o i raddoppi degl’inceneritori sono da benedire perché così l’aria è sempre più pulita, bruciare porcherie nelle centrali a biomasse è uno scherzo simpatico e via di questo passo. Già eravamo stati ipnotizzati da tutta la casta, da Veltrusconi a Di Pietro, da Matteoli a Bersani: inquinare ingrassa. Un assunto che ci sta tutto. Resta da vedere chi è che s’ingrassa. Già l’agonizzante
Prodi, naturalmente con il placet del rampante Silvio in subentro, aveva trasformato con un tocco magico di burocrazia le micidiali “ecoballe” campane demenziali e fuorilegge in combustibile milionario e, dunque, sano per ordine superiore. Già eravamo stati tranquillizzati da quel formidabile businessman in camice bianco graziosamente assurto al rango di scienziato di regime che ci fa segno “zero” con le dita quando gli si chiede quanto pericoloso sia fare falò dell’immondizia e respirarsene i fumi.
Adesso si deve completare l’opera: tutti i dati relativi alla piromania di stato diventano d’importanza strategica e, dunque, segreti. Ancor più segreti di quanto non fossero prima. Se non altro, così non ci sarà più bisogno di taroccarli.
Tanto per fare il punto della situazione, può bastare un episodio. Un amico di Roma, il dott. Salvatore Damante, si occupa da anni di problemi ambientali. Per questo suo hobby, il dottore si è attrezzato con un po’ di apparecchiatura e si diverte a raccogliere campioni dell’aria romana e a condividere i risultati di quanto ci trova dentro soprattutto con il Comitato Malagrotta, quello della discarica da record, di cui è collaboratore. Ultimamente i rilevamenti, condotti con un apparecchio controllato confrontandone i risultati con quelli ufficiali delle centraline romane, sono stati eseguiti nella zona di Valle Galeria. Nel luglio 2007 il dottor Damante andò dall’allora sindaco Veltroni (sarebbe tragicomico se lo si dovesse rimpiangere) per informarlo dei risultati, ma il gemello alto del gemello basso rifiutò di prendere in considerazione i dati, dati che, probabilmente, non avrebbe nemmeno compreso, ma di questo non si può essere certi. Lui si fida solo dell’ARPA. Non è una battuta: è proprio il Veltroni-pensiero.
Ora la sorpresa, ma mica poi tanto: il dottor Damante non può campionare l’aria. È vietato e basta. È la legge. Di chi? Ma della casta, naturalmente. Dunque, chiunque si faccia prendere dallo sfizio di sapere che cosa diavolo respira o, magari, peggio ancora, che cosa diavolo mangia non può farlo, pena l’arrivo dei gendarmi che riporteranno la “legalità”.
Così, cari italiani, beccatevi tutte le porcherie benedette da chi avete rispettosamente gratificato con i vostri voti e statevene zitti e buoni. Da oggi nessuno potrà più ficcare il naso in quelle che sono le conseguenze più tragiche del business dei rifiuti. Schiattate tutti sì, ma in letizia e a norma di legge!
Scritto da Stefano Montanari(http://www.stefanomontanari.net/)
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I Partiti trovano un tesoro nelle urne
10 mag 2008
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Lezione da Matrix
7 mag 2008
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Forza Ilaria
6 mag 2008
Per la prima volta ieri sera LA7, una TV che trasmette su tutto il territorio nazionale, non ha servito in tavola il solito nauseabondo menu di casta sui “termovalorizzatori” ma ha dato spazio anche alle voci contrarie. E se si dà spazio, anche poco, a chi ha argomenti solidi, ecco che personaggi come Matteoli, come Fortini o come Realacci ne escono a pezzi. Né la scampano i vari Veltroni, Berlusconi, Alemanno e Bersani andati in versione registrata, e la riproposizione di quello sketch da cabaret di Veronesi da Fazio comincia finalmente ad assume il suo significato vero.
Cominciamo da ciò che è mancato. Per ragioni misteriose nessuno ha mostrato due conti sullo spreco immane di energia se si pretende di ricavarla in quella maniera così assurda. Nessuno ha spiegato come funziona un inceneritore, che cosa entra e quanto, che cosa esce e quanto. Nessuno ha parlato dei filtri, comunque siano concepiti, di che cosa effettivamente filtrano e di qual è la sorte del pochissimo che viene catturato. Nessuno ha calcolato il contributo enorme all’inquinamento che danno i tantissimi cementifici che bruciano quantità largamente ignote delle porcherie più immonde facendo finta di nulla, tanto che nessuno li fa entrare nel conto degl’inceneritori come in effetti sono. E le centrali a biomasse, fasulle come provano i fatti? Nessuno ha detto dei rifiuti tossici che vengono mescolati al cemento o ha sottolineato il problema delle ceneri ficcate in discarica e classificate come “inerti” (e a questo aggettivo, frutto dell’imbecillità burocratica, a me viene da ridere). Nessuno è entrato appena un po’ più nel dettaglio - un dettaglio fondamentale, perché, se non esistesse, ci sarebbe poco su cui contendere - delle malattie da inceneritore, che non sono solo i cancri ma sono, e in assai maggior misura, le malattie cardiovascolari. Poi ci sono le malattie del sistema endocrino, quelle del sistema nervoso e le malformazioni fetali. Chi ne ha
accennato? Se, prima di allestire il programma, qualcuno avesse voluto un po’ di documentazione di prima mano e, a costo di sorprendere Veronesi, d’avanguardia, non avrebbe avuto che da chiedermela. Per inciso, le indagini sul rabdomiosarcoma prostatico del ragazzino di cui parlava la sua mamma le abbiamo fatte noi, a nostra cura e spese, ma del che si è preferito tacere anche se, magari, qualcosa d’interessante avremmo potuto dire. E, per finire, nessuno ha pensato alla cosa più ovvia: mostrare a forza d’immagini, oltre Vedelago, che cosa si fa dove i Matteoli non allignano: per portare un paio di esempi tra i tanti possibili, a San Francisco o a Seattle, dove d’inceneritori non esiste nemmeno l’ombra, dove si dà lavoro a tantissime persone che differenziano correttamente l’immondizia, e dove, con questa tecnica, si guadagna fior di quattrini. Il tutto senza inquinare, naturalmente.
A margine, dirò che Paul Connett ha calcolato che, applicando i sistemi di cui sopra, a Brescia i lavoratori che oggi sono impegnati sull’inceneritore cambierebbero mansione passando da poco più di una settantina a 3.000, si guadagnerebbero soldi invece di sottrarli alla comunità, si risparmierebbero risorse, e si eviterebbe la tragedia dell’inquinamento, quell’inquinamento e quella tragedia che il medico (!) verde (!) assessore all’ambiente (!) bresciano Ettore Brunetti nega, istillando più di un dubbio sulla sua preparazione, così come non può che accadere per l’altro ineffabile personaggio Carmelo Scarcella, funzionario dell’ASL locale.
Veniamo ora a ciò che c’è stato. Finalmente qualcuno, e proprio da LA7 che lo sponsorizza, ha fatto notare, seppure in modo tanto veloce e delicato da risultare forse difficile da cogliere, come Veronesi sia del tutto incompetente e disinformato sulla materia che ha, in veste di testimonial di chi sostiene le spese della sua opulenta fondazione (http://www.fondazioneveronesi.it/partners.html), così spericolatamente affrontato, mostrando a chi era in grado di comprenderla, tutta la sua imbarazzante nudità.
Lasciando da parte Enzo Capra le cui esternazioni non meritano menzione per manifesta inferiorità, abbiamo poi assistito all’impudica farsa tragica di Matteoli, senatore della Repubblica, del tutto incapace di capire, tra l’altro, ciò che Gianni Ghirga gli faceva notare. “Io non sono un tecnico né uno scienziato, - diceva il rappresentante del popolo italiano. - Io devo solo prendere decisioni.” Solo! Ecco: chi ha votato per lui sappia che le decisioni, decisioni che coinvolgeranno soldi, ambiente e salute per generazioni, sono prese da un incompetente confesso. Non che sarebbe andata meglio con Veltroni e la sua squadretta di guastatori, ma Altero Matteoli è ciò che ci tocca oggi.
Inutile dire di Fortini, l’uomo di Federambiente. Io sono fermamente convinto che non sia quel cretino che appare quando nega l’evidenza o quando sostiene l’insostenibile, ma, anzi, sia un uomo di grandissima intelligenza che conosce perfettamente i suoi polli. Un’intelligenza al servizio di una casta di affaristi sulla cui moralità mi astengo dall’esprimere giudizi di sorta, ma, dopotutto, da buon italiano, anche lui terrà di sicuro famiglia. E poi, il fatto stesso che, incalzato da una quasi eroica Ilaria D’Amico, abbia onestamente ammesso che senza la truffa dei CIP6 bisogna far pagare 200 Euro a tonnellata per fare un falò del pattume senza andare in fallimento, dimostra come non abbia abdicato del tutto.
Ermete Realacci? Beh, chi fa parte di Legambiente (e magari un giorno mi spiegherà perché) o chi ha votato per il suo partito dovrà renderne conto, se non altro, a se stesso.
Curiosa, ma non poi troppo per chi conosca il soggetto, è stata la posizione di Mario Tozzi. Il Proteo dal Martelletto si trasforma con la disinvolta rapidità di un Fregoli in funzione dell’ambiente in cui si trova: da testimonial ai lussuosi circenses di Hera, la multiutility che affumica parte della Pianura Padana, da occhiuto censore degl’interventi di Maurizio Pallante contro l’inceneritore di Brescia, da scrittore di un libro in cui si prende gioco di chi questi impianti non li digerisce, a sorprendente fustigatore di chi fino ad un attimo prima aveva difeso. Perché? Non sarà perché sta avendo, finalmente, qualche problema con il WWF di cui è - ma i casi della vita sono davvero curiosi – addirittura membro del comitato scientifico?
Insomma, tirando le somme e senza entrare in tanti particolari che meriterebbero approfondimento, pur con tutte le sue imperfezioni la puntata di ieri sera di Exit ha avuto del miracoloso. Complimenti davvero a Lisa Iotti che ha curato i servizi e ad Ilaria D’Amico che ha condotto splendidamente la serata, con il pensiero che va, per stridente contrasto, a Bruno Vespa.
Aca', Pollo!
28 apr 2008
Ma evidentemente la TV la guardano in moltissimi e in molti la prendono fideisticamente per la bocca della verità. Così sto ricevendo una piccola valanga di messaggi allarmati riguardo ad una trasmissione di qualche canale berlusconiano chiamata “Corrida” in cui pare si esibisca una varia umanità di dilettanti televisivamente attraenti, versati nelle più disparate discipline.
L’occasionale pietra dello scandalo è stato un tale che pare abbia comunicato urbi et orbi di aver trovato l’uovo di Colombo in tema di rifiuti: buttiamoli tutti nel Vesuvio e il problema è risolto. Naturalmente io non ho idea se un pensiero così ridicolo e balzano sia frutto di uno scherzo, sia il magro parto di un autore di copioni in secca o sia qualcosa d’inteso seriamente. Dico, però, che l’idea non è nuova: già ben oltre un anno fa il petroliere Riccardo Garrone esternò un’idea simile che fu registrata dal giornalista reggiano Matteo Incerti.
Il dottor Garrone, cavaliere del lavoro e proprietario dell’industria petrolifera ERG, può senz’altro vantare la primogenitura: la differenza, ma una differenza tutto sommato poco rilevante, era che lui voleva buttare le porcherie che residuano dalla distillazione del petrolio nell’Etna. Quando prendevo parte agli spettacoli di Beppe Grillo, l’intervista veniva diffusa, il pubblico si spanciava dalle risate e poi mi si chiedeva un commento. Ma come si fa a commentare una cosa del genere senza essere presi dall’umana pietà?
Ora, io credo che chi frequenta abitualmente questo blog, chi legge i miei libri, chi viene alle
mie conferenze, chi ha frequentato una scuola media superiore non abbia dubbi a proposito della legge di conservazione della massa e sappia come da combustioni del genere si sprigionino veleni micidiali. Credo pure che non ignori come le tecniche siano altre. Dunque, non dirò nulla.
Mi preoccuperei, invece, dell’influenza terrificante della televisione sui cervelli: ciò che passa attraverso il tubo catodico diventa ipso facto verità rivelata. E allora gl’inceneritori di Barcellona e di Vienna da monumenti all’umana idiozia diventano, metabolizzati da Piero Angela, miracoli della tecnica da imitare; così come le 803.000 tonnellate annue di rifiuti trasformati a caro prezzo in schifezze a Brescia diventano una serena meraviglia grazie al martelletto magico di Mario Tozzi, o i cancri, le malformazioni fetali, le malattie cardiovascolari e quant’altro di patologico è scientificamente correlato alle polveri vengono taumaturgicamente sanate dallo “zero” del medico (!) Umberto Veronesi contrabbandato da Fabio Fazio.
Non è la Corrida il problema: lì lo spettatore che non sia totalmente sprovveduto è avvertito del fatto di trovarsi al cospetto di macchiette. Il problema è dove si spacciano bufale per scienza, e questo per proseguire nell’opera di assalto alla diligenza, senza rispetto per nessuno, generazioni future non certo escluse.
Con le dovute, ma ahimé rare, eccezioni, che le TV, così come i giornali, siano al servizio di chi offre di più è un fatto inoppugnabile. Che questi media detengano una capacità formidabile di manipolazione dei cervelli è un altro fatto altrettanto inoppugnabile. Tanto per fare un esempio, ieri sera ho guardato abbastanza eccezionalmente la TV e ho visto gran parte di Report, un programma quasi di culto per chi è assetato d’informazione non distorta. Bene, lì si trattava di trasporti e si mostravano le meraviglie dei treni spagnoli ad alta velocità, mentre dall’altra parte, in un rimbalzo di scene, si regalava impietosamente allo spettatore il povero ministro Bianchi un po’ fantozziano, palesemente incapace di reggere il confronto con il suo omologo iberico. Il messaggio più o meno subliminale che passava era che le nostre ferrovie fanno schifo - il che è impossibile da negare - e che la soluzione è il TAV, il treno ad alta velocità. Che se ne facciano del TAV i nove decimi dei viaggiatori abituali, quasi sempre i pendolari, resta da spiegare. Così come resta da spiegare perché dovremmo continuare a sorbirci una rete di trasporti ferroviari di cui si vergognerebbe qualsiasi paese del Terzo Mondo e, dall’altra parte, dovremmo spendere immense risorse finanziarie, quelle che basterebbero e, anzi, avanzerebbero, per rimettere in sesto gl’italici treni, dovremmo donare graziosamente altra ricchezza alla mafia (camorra, ‘ndrangheta, ecc.) e alla sua sorella siamese, vale a dire la politica, e dovremmo dare un altro colpo all’ambiente, il tutto in grazia di un progetto demenziale spacciato per una “modernizzazione”. Un barbone affamato che sfoggia una cravatta da mille Euro.
Come hanno capito perfettamente Berlusconi e il suo socio Veltroni, da quella scatola scaturisce il potere perché quella scatola è nient’altro che il terminale del cervello. Così, basta battere la gran cassa su un argomento perché questo diventi “l’argomento”, basta modificare anche di un niente i fatti perché l’opinione pubblica prenda una strada diversa, basta tacere su qualcosa di fastidioso perché questo qualcosa non esista. Chi ne ha voglia, veda quanto accesso ho avuto io, cioè qualcosa di fastidioso, quando ero candidato premier esattamente come i vari Veltrusconi, Casini, Santanché e altri personaggi della moderna commedia dell’arte, in RAI o, peggio ancora, nelle reti Mediaset (zero). Veda anche quanto accesso hanno avuto personaggi che non erano nemmeno candidati premier come, ad esempio, Di Pietro.
E se si vuole dare un’occhiata a qualcosa d’importante che non ha avuto pubblicità mediatica, si legga, nella sezione I Vostri Articoli, il post di oggi sulla pena di morte. Lunga vita alla TV!
28 mar 2008
La farsa (pardon, la trasmissione) dura 90 minuti. Si era in cinque ospiti e, dunque, togliendo qualcosa per il conduttore, poteva essere lecito pensare che un quarto d’ora a testa sarebbe stato equamente disponibile per ognuno. Ormai abituato come sono a concentrare concetti anche complessi, quel quarto d’ora me lo sarei fatto bastare. Ma qui entra l’arte perversa del conduttore. Tra i cinque (di cui quattro invitati con il mal di pancia e uno, anzi, una, “con grande piacere”) troneggiava Daniela Santanché, una sorta d’ingrediente nella ricetta dell’aria fritta fisso quanto lo è il glutammato nella cucina cinese, e l’ineffabile Vespa, ben conscio del suo ruolo di anfibio guardiano di quella che oggi si chiama casta e che, se ti comporti secondo le regole interne, ti dà di che vivere e prosperare, ha fatto ciò che facevano i boys di Wanda Osiris di antica memoria: si è inginocchiato mentre quella scendeva dalla scala somministrando pillole di anteguerra, le ha regalato tutto il fulgore del proscenio, tutto il tempo che quella aveva capriccio di arrogarsi per diffondersi in un petulante chiacchiericcio e ha fatto ciò che si proponeva: ha lasciato trascorrere quei 90 minuti senza che si toccasse nessuno degli argomenti di reale importanza che si dovevano toccare. Dopotutto,
stuzzicare certi temi significa per forza mettere a repentaglio l’esistenza stessa, granitica ma fondata sulla sabbia, della casta, di cui Vespa e Santanché sono, a diverso titolo, inossidabile parte integrante e, applicando quella legge di Natura che poi i due ignorano in altri contesti, non vanno certo ad inquinare l’ambiente in cui vivono, ben sapendo che una goccia di velenosa consapevolezza nella testa di chi oggi li mantiene li condurrebbe all’inesorabile estinzione. E, allora, fino a che non ci sveglieremo tutti dall’anestesia, becchiamoci queste oscene esibizioni di regime.
Che cosa avrei potuto dire se Vespa non mi avesse vigliaccamente innervosito (e io ci sono cascato), fastidiosamente, maleducatamente e prepotentemente interrotto ad ogni piè sospinto con idiozie pretestuose (vedi un presunto litigio con Beppe Grillo, un pettegolezzo che, comunque, non si vede che rilevanza avrebbe), non avesse provveduto in ogni modo a sviare ogni mio tentativo d’impostare un discorso, non avesse servilmente concesso alla Santanché di agitarsi e d’invadere il mio poco tempo e non avesse usato la complicità di due giornalisti che parevano usciti dalla penna di Gogol (vedi uno sproloquio nonsense sul senatore Rossi e l’inadeguatezza intellettuale e culturale di capire che diavolo proponga la lista PER IL BENE COMUNE)?
Intanto avrei potuto spiegare che, a nostro parere, nel momento attuale, le divisioni ideologiche basate su filosofie astratte fanno parte dell’archeologia, sono anacronisticamente fuori luogo e distolgono l’attenzione da un mondo che si è avviato ad un periodo di crisi tanto profonda quanto facilmente prevista, ma che ci coglie impreparati grazie all’incapacità di chi ci dovrebbe guidare.
Dunque, la politica, intesa nella sua sola accezione corretta di conduzione della casa comune, non può che essere volta oggi a reggere la tempesta in cui ci stiamo inoltrando e che è ancora lontana dall’aver mostrato tutta la sua violenza. Le grottesche elucubrazioni del duetto Vespa-Santanché sulla logica disastrosa della spartizione dei voti e sulla composizione degli schieramenti, invece, ci ripiombavano nella palude della “democrazia” italiota intesa come furbescamente la intende Vespa. Avrei detto che quando una classe politica ha dato così triste prova di sé succhiando il sangue di un’intera nazione per decenni dandole in cambio non un più o meno neutro nulla (magari!) ma lo sprofondamento nel fango di una democrazia subdolamente negata dall’annientamento sistematico ed arrogante della Costituzione, un posto di retroguardia nell’ambito tecnologico, una posizione vergognosa nella classifica della libertà d’informazione e la rovina economica deve essere messa alla porta senza indugi e sostituita da “dilettanti”, intendendo con questo termine chi conduce la casa per solo spirito di servizio. E, a proposito di dilettanti, citerò lo squallore avvilente dell’intervento del giornalista de La Stampa che, con il sarcasmo becero ed arrogante di chi sa di stare sempre e comunque dalla parte di “chi conta”, disse ridacchiando che pareva di stare alla Corrida. Certo, giornalista: io non sono un mestierante a gettone di ciò che lei fa credere, e forse addirittura crede, sia la politica. Io sono un cittadino che vede il suo paese affondare e che cerca in ogni modo di dare una mano per evitare il naufragio. E se lo faccio, sappia che è anche per lei e per chi, come lei e forse peggio di lei, crivella di buchi questa barca. Avrei detto che la nazione prospererebbe se solo non incenerissimo le nostre risorse. E qui sarebbero entrati i “termovalorizzatori”, come li chiamano coloro che si nutrono di mondezza, che mantengono nel lusso l’intera casta fornendo pure clienti al divino Veronesi.Sarebbero entrati i due miliardi di Euro fatti sparire nei giochi di prestigio dell’immondizia di pertinenza bassoliniana senza che nessuno ne chieda la restituzione. Sarebbero entrate le auto blu (ne abbiamo 562.000 contro le 50.000 della Germania e le 70.000 degli USA e PER IL BENE COMUNE chiede di metterne all’asta mezzo milione ricavandone un tesoretto immediato di almeno cinque miliardi di Euro e un risparmio enorme in seguito). Sarebbe entrata l’Alitalia condotta da dementi per decenni senza che nessuno della casta alzasse un dito (si può tranquillamente fare a meno di una compagnia bandiera: gli USA, per esempio, non ce l’hanno). Sarebbe entrata la TAV che fa risparmiare un pizzico d’incomodo a qualche passeggero che va da Torino a Trieste e ne lascia milioni tutti i giorni a cercare di sopravvivere negli ignobili carri bestiame delle FS (e io ne so più di qualcosa).
Poi avrei detto che vogliamo che l’IVA sia detraibile per tutti, in modo da porre un freno potentissimo all’evasione fiscale; avrei detto che pretendiamo che la prevenzione sia quella primaria per evitare che la gente si ammali o che gli operai schiattino sul lavoro; avrei detto che gli enti di controllo che non controllano vanno riformati o chiusi; avrei detto che, se non rimettiamo mano seriamente sulla scuola, partoriremo una classe dirigente di analfabeti (cosa che stiamo già facendo), magari addirittura peggiore di quella che ci affligge oggi (!); avrei detto che la TV di stato, quella che paghiamo tutti, deve essere informazione di servizio mentre è di fatto strumento di chi non perde occasione per mungerci anche se le nostre mammelle sono armai rinsecchite, e per questa opera devastante si serve d’ignobili zerbini che, come dice qualcuno, non inciampano mai perché strisciano. E mi sarei fermato nell’elenco quando il mio quarto d’ora fosse arrivato a scoccare.
Invece ci siamo sorbettati la miliardaria Santanché la quale, in un rivoltante rigurgito di demagogia, proponeva uno stipendio di 1.200 Euro al mese ai parlamentari, tacendo sul fatto che gli emolumenti dei politici sono una nanoparticella nel mare magnum delle spese da manicomio che noi, carne da macello, dobbiamo sobbarcarci e che servono a tanti personaggi per sedere indefessamente al tavolo delle spartizioni.
Insomma, una cocente delusione, fortunatamente mandata in onda ben fuori dalla fascia protetta, per aver toccato ancora una volta con mano quanto incancrenito e capillarmente ramificato sia questo potere parassita che ci soffoca, quanto pesante sia questa zavorra che ci trasciniamo come muli silenziosi, e come difficile sia risvegliare dal torpore anestetico chi si è assuefatto al sistema senza accorgersi ormai più che con quell’assuefazione non si sta solo suicidando ma deruba i suoi figli di quanto è loro. Eppure, basta un tratto di matita su una scheda elettorale per mandare al diavolo tutti e tornare padroni della nostra dignità.
La consolazione è quella di vedere come la gente abbia colto la situazione, è quella di vedere come si sia accorta che la spudoratezza con cui io sono stato trattato, e con me PER IL BENE COMUNE e con noi tutta la nazione che ha diritto almeno ad essere informata sia stato un clamoroso autogol di Vespa e di tutta la casta che in quel momento stava rappresentando. Se vogliamo, possiamo voltare pagina.