La Democrazia non è stata arrestata
6 ott 2008

da http://www.nodalmolin.it/
Vicenza ha deciso. Sì al 95,66% [...] in una piazza piena di gente ha preso il microfono il notaio del comitato dei garanti che ha snocciolato i numeri: 24.094 votanti pari al 28,56% degli iscritti alle liste elettorali [...]
Il Diario della giornata di Democrazia
Poi, man mano che la sera scendeva, al Media Center di Piazza Castello si affollava la gente; prima a decine, poi a centinaia per seguire con i propri occhi lo spoglio delle schede. Hanno chiuso alle 21.00 i seggi, ma lo scrutinio è finito che era quasi mezzanotte; in una piazza piena di gente ha preso il microfono il notaio del comitato dei garanti che ha snocciolato i numeri: 24.094 votanti pari al 28,56% degli iscritti alle liste elettorali. Di questi, 23.050 sono voti favorevoli all'acquisizione, da parte del Comune di Vicenza, dell'area del Dal Molin: il 95,66% dei votanti, dunque, ha detto no alla nuova base militare statunitense.
Nella piazza scrosciano gli applausi; un referendum convocato dalla città, mercoledì sera in Piazza dei Signori, dopo che il Consiglio di Stato, con un colpo di mano, aveva annullato la consultazione ufficiale promossa dall'Amministrazione comunale. Quella sera, sospinto da 12 mila vicentini indignati, il Sindaco aveva annunciato che "se non ci permettono di votare nelle nostre scuole, voteremo davanti alle nostre scuole, sotto i nostri gazebo". E così è stato: migliaia di vicentini hanno rivendicato, votando, il diritto della città del Palladio a decidere del proprio futuro e hanno difeso la democrazia che era stata sospesa dalla sentenza filogovernativa del Consiglio di Stato.
"Un risultato eccezionale - ha commentato, a caldo, Achille Variati - che dimostra la volontà della cittadinanza di esprimersi. Chi criticherà questa giornata di democrazia - ha concluso il Sindaco - organizzi un referendum autogestito e porti a votare 24.000 cittadini a favore della base militare". Cinzia Bottene, del Presidio Permanente, ha sottolineato la natura decisionale di questo atto democratico: Vicenza ha deciso, ora gli statunitensi devono rispettare la città e ritirare il proprio progetto.
Tra i favorevoli alla base militare (i partiti del centrodestra) è calato un imbarazzato silenzio. Unica voce fuori dal coro è quella di Giancarlo Galan che fa la figura del baccalà, non accorgendosi che al voto hanno partecipato decine di migliaia di persone e non capendo che la consultazione era organizzata con tutte le garanzie necessarie per far sì che soltanto i residenti potessero votare; ma non c'è da stupirsi: il governatore veneto, pur di far prendere aria alla bocca, è pronto a dir di tutto e in questi giorni ha dato il meglio di sè insultando più volte la città del Palladio.
Due anni di atti di arroganza e imposizioni, dunque, non sono bastati a far piegare la testa ai vicentini che, con il voto di oggi, hanno dimostrato ancora una volta il radicamento di cui gode l'opposizione alla struttura militare statunitense. La democrazia, finalmente, si è espressa e ha deciso: No Dal Molin.
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Una pagina nera per la Democrazia
1 ott 2008
Si tratta di una delibera 'illegittima' nella misura in cui ha per oggetto un auspicio irrealizzabile - quale quello dell'acquisizione della zona areoportuale - sul quale si sono pronunciate sfavorevolmente le autorita' competenti.
Il massimo organo della giustizia amministrativa ha, cosi', sospeso la decisione del Tar Veneto 'favorevole' al referendum, indetto per il prossimo 5 ottobre. L'ordinanza, emessa oggi dalla IV sezione del Consiglio di Stato, riunita in camera di Consiglio, "sospende l'efficacia del provvedimento" del Tar che aveva detto no alla richiesta di fermare la consultazione popolare deliberata dal consiglio comunale di Vicenza.
Scrivono i magistrati, che ritengono "non condivisibile" l'argomentazione del tar veneto: "l'assenza di danno non e' sufficiente a sorreggere da sola la pronucia cautelare" poiche'
e' necessaria una valutazione della "legittimita' dell'atto" che e' stato impugnato davanti al giudice amministrativo.
Questa valutazione, allo stato attuale, non puo' che avere "esito negativo", posto che la consultazione in questione ha per oggetto " un auspicio del Comune di Vicenza al momento irrealizzabile, quale e' quello di accquisire un'area sulla cui sdemanializzazione si sono pronunciate in senso sfavorevole le autorita' competenti" e che la consultazione stessa "appare comunque inutile" laddove si volesse darle una connotazione di tipo patrimoniale.
Non occorrono infatti sondaggi per accertare il fatto che i cittadini sono favorevoli ad aumentare il patrimonio del comune in cui vivono.Sarebbe come chiedere loro se sono favorevoli ad aumentare il loro patrimonio personale. Non solo "l'esito incerto della consultazione popolare" e' insito in essa e non puo' essere - 'replica' al tar il consiglio di Stato, assunto "a motivo di irrilevanza del danno" che puo' derivare dallo svolgimento del referendum.
da Rainews24
Vicenza: dalla parte dei cittadini
19 set 2008
Ufficio Stampa PBC
Pio bove, va a ramengo!
30 lug 2008
Lo Stato ha trionfato.
"Il consenso prestato dal Governo italiano all'ampliamento dell'insediamento militare americano all'interno dell'Aeroporto Dal Molin è un atto politico, come tale insindacabile dal giudice amministrativo, secondo un tradizionale principio sancito dall'art. 31 del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato". Così la IV Sezione del Consiglio di Stato ha mandato a ramengo (siamo in Veneto) il TAR e la sovranità dei cittadini (art. 1 della Costituzione).
Aspettare almeno il risultato del referendum popolare che si terrà in autunno a Vicenza? Non se ne parla nemmeno: il popolo è un pio bove, un suddito pagatore di tasse, una miniera di voti per una classe politica (sì, ci hanno dato ad intendere che la politica è quella) di cui io, ma è un fatto personale, mi vergogno profondamente, ed è un fastidio quando pigola una lamentela. Dunque, a che serve sapere che cosa ne pensano i vicentini? Si becchino il raddoppio dell’aeroporto militare e siano contenti dei caffè lunghi e degli "spagetti bolognaise" che venderanno agli americani.
Del resto, poteva andare anche peggio. Se a qualcuno in cerca di schei fosse venuto in mente di trasformare la Basilica Palladiana in un inceneritore (pardon, termovalorizzatore) e la Piazza dei Signori in una discarica…
“Non possiamo seguire la piazza,” ammoniscono con furbesca saggezza i politicanti di lungo corso nostrani. Giusto, ma la piazza è l’entità che quei politicanti li mantiene nel lusso e nel privilegio, e almeno le si dia il diritto di contare.
Dopotutto, però, un popolo che in sessant’anni abbondanti non è riuscito a darsi una classe politica degna - e chi ha avuto la sventura di vedere Gasparri alla puntata di Matrix cui io feci l’errore d’intervenire sa che cosa voglio dire – e non ha capito che il padrone è lui, non merita altro. E un popolo che non ha capito che per fare la rivoluzione scrollandosi di dosso questa parassitosi cronica basta un tratto di matita su una scheda elettorale è un popolo che non conosce gli strumenti della democrazia e corre il letizia verso il suicidio.
Alle ultime elezioni il popolo bue è caduto in un tranello di grottesca ingenuità. Ingenuità apparente, perché ha funzionato alla perfezione, il che significa che gli esperti di psicologia delle masse sanno colpire nel segno anche senza troppe raffinatezze. A questo popolo hanno fatto credere che si trattasse di una sorta di referendum tra Berlusconi e Veltroni, una specie di beffardo Giano Bifronte con due facce e un cervello solo, e che non esistesse alcuna alternativa, come se quei due gemelli siamesi fossero stati paracadutati da noi per volere divino. E allora, credendo di non poter scegliere altro che fra Barabba e Barabba, il popolo ha scelto Barabba.
Così ci ritroviamo ancora una volta, e stavolta ben più pesantemente che nel passato recente, nei guai: ambiente in via d’inesorabile devastazione, Costituzione mutilata con un presidente della repubblica che dovrebbe esserne custode ma non lo sa, legalità sbeffeggiata, università al naufragio, giustizia allo sbando, malavita rampante, dignità di tutti noi immolata sull’altare dell’arraffante corruzione.
Il Dal Molin? Una bazzecola che dimenticheremo subito. E poi, non preoccupiamoci: ieri sera c’è stato il triangolare Juve-Inter-Milan. Il calcio sta ricominciando.
Scritto da Stefano Montanari
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