Signor presidente, mi consenta!
20 ott 2008
Il fatto che esista una sorta di sacralità insita in un’istituzione comporta automaticamente il fatto conseguente, vale a dire che chi si riveste di questa carica si grava di obblighi sacrali. In caso contrario, ci troveremmo di fronte ad un atto in un certo senso sacrilego che non deporrebbe certo a favore di chi si macchia del peccato.
Sabato, nel corso del viaggio che mi ha portato a Pomezia dove andavo a tenere una conferenza, mi sono radiofonicamente imbattuto nel signor Giorgio Napolitano che esternava le sue idee sull’argomento dei rifiuti. Nulla di male se un signore di ottantadue anni dice sciocchezze: i bar pullulano di “saggi” e di commissari tecnici della nazionale di calcio e al giorno d’oggi nessuno si scandalizza per questo. Il problema sopravviene, però, quando un signore di ottantadue anni non esterna in privato ma lo fa mettendosi in testa il cappello di undicesimo presidente della repubblica italiana, un cappello che deve essere trattato con cautela e con religioso rispetto.
Quando il senatore Giorgio Napolitano - peraltro senatore a dispetto della Costituzione, visto che nessuno si era mai sognato di
eleggerlo a quella o ad altre cariche valide al momento della nomina - assurse alla carica di presidente della repubblica ebbe a dire, insediandosi: “…dedicherò senza risparmio le mie energie all'interesse generale per poter contare sulla fiducia dei rappresentanti del popolo e dei cittadini italiani senza distinzione di parte.”
Parole degne del caposcala di qualunque condominio ma anche, perché no?, di un presidente della repubblica, per piatte e trite che siano. Parole, tuttavia, di cui temo che il signor Napolitano, senatore per grazia ricevuta e poi presidente di tutti noi, non abbia compreso appieno il significato.
Non entro nella questione della firma in calce al testo del cosiddetto lodo Alfano, perché su questa vergogna non credo valga la pena soffermarsi, limitandomi a ricordare come quella bestemmia alla Costituzione sconfessi da sola la frase riportata sopra. È l’altra bestialità, quella che ho sentito sabato, ciò su cui desidero soffermarmi brevemente. Il nostro signor presidente ha detto a tutti noi che dobbiamo piantarla di non volere i “termovalorizzatori” perché lì sta la soluzione di tanti guai.
Signor presidente, mi consenta: ma che ne sa lei di “termovalorizzatori”? Al di là del fatto che lei ignora, con ogni evidenza, il fatto che quella parola esiste solo nella mente di chi a suo tempo la coniò per gabbare i bresciani e che non ha alcun diritto di esistere perché palesemente fuorviante (da “termo”, cioè dal calore, lei non valorizza proprio un bel nulla, come le insegnerebbe anche il secondo principio della termodinamica se ne avesse notizia), lei ha idea di che cosa ne è degl’inquinanti che questi impianti per forza di chimica e di fisica producono? Ha le conoscenze tecniche per capire davvero che cosa dicono gli addetti ai lavori e tutti i presunti tali? Le è mai capitato di mettere il naso nella prostata di un bambino piena di quella roba? Ha mai sentito parlare del “Principio di Precauzione” che è legge e che è morale?
Caro signor presidente di tutti noi, come ebbe a dire lo statista Maurizio Gasparri, io non sono certo un politico nell’accezione italica del termine, ma mi cullo nell’illusione secondo la quale chi risponde alla chiamata etica di fare il bene comune debba poi farlo davvero. Lei, con quei pochi secondi di esternazione mediatica, ha fatto tutt’altro. Lei si è prestato ad essere testimonial d’interessi che non voglio aggettivare per pudore e, con quell’atto, ha fatto mille e mille volte peggio di quanto non sia già stato nell’episodio tristissimo del lodo Alfano che, comunque, resterà per sempre nella storia della sua presidenza. Lei ha aggiunto del suo, vestendosi di un’autorità che non ha, a quello che già l’oncologo di regime aveva combinato in TV dando una spallata alla verità e, nel di lui caso, trattandosi di un medico, anche al Giuramento d’Ippocrate.
Ora, caro signor presidente di tutti noi, io, da non politico come lo intende questo paese, faccio un atto di fede nei suoi confronti: le chiedo un colpo di reni. Lasci che scienziati, medici ed economisti non al soldo di qualcuno la informino. Dedichi un poco del suo tempo e della sua attenzione ad ascoltare chi le sciorinerebbe sotto gli occhi alcuni dati inconfutabili.
Lasciando da un canto la salute di chi lei rappresenta (articolo 32 della compianta Costituzione) che, evidentemente, non le fa né caldo né freddo, lei non può ignorare l’affare tanto enorme quanto losco che si cela sotto la costruzione degl’inceneritori (non si vergogni a chiamarli con il loro nome) e, forse ancor di più, sotto quella follia immensa che sono le centrali nucleari. Lei non può non essere informato di come non ci sia un centesimo per far funzionare la scuola e la ricerca, la sanità e i trasporti (prenda un treno di pendolari e vedrà), la giustizia e l’ordine pubblico e dica a chi non è un uomo politico perché ci siano, e non siano in discussione, invece, i miliardi per costruire quei monumenti funebri faraonici che tutti i politici, nell’italica accezione, naturalmente, chiamano “Grandi Opere”, tutte, nessuna esclusa, micidiali per l’ambiente di cui lei pure fa parte.
Lo ha visto che cosa stiamo chiedendo a gran voce a Bruxelles? Di continuare imperterriti a vomitare schifezze nel mondo che lasceremo ai nostri figli perché smettere di farlo sarebbe “deleterio per l’economia”. Così impiegheremo i soldi che non abbiamo per costruire altre mostruosità capaci di fare peggio di quanto stiamo facendo ora in nome dell’ingenuo interesse dei soliti noti. Complimenti!
Allora, caro signor presidente di tutti noi, accetti e accolga una preghiera: per rispetto alla carica di cui è investito e, ancor di più, per rispetto del popolo che rappresenta, e, di più ancora, per rispetto verso tutti coloro che rischiano la malattia (non vado oltre) per la cupidigia o anche solo l’ignoranza di chi guida un paese senza avere la patente, non parli di cose che non conosce.
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Nessuno tocchi Nicola
15 ott 2008
Com’è, come non è, un bel giorno l’avvocato Di Girolamo, dovunque si trovasse, ha sentito fortissima ed irresistibile la chiamata politica (“Nicola, alzati!”), si è reso conto che il suo contributo a salvare questa nave senza nocchiero in gran tempesta poteva essere fondamentale, soprattutto per quanto riguarda la difesa dei diritti di quegl’italiani che, come lui (beh…), trascorrono l’esistenza lontano dalla propria patria, e si è lanciato arditamente nell’agone come un antico cavaliere.
Il Popolo della Libertà era la scelta giusta. Chi meglio del divino Silvio Berlusconi poteva riparare ai danni inflitti al Paese dalla sciagurata gestione Prodi? Chi meglio della signora Prestigiacomo, con le mani in pasta come ha nell’inquinamento, poteva ripulirci terra, acqua ed aria (usando magistralmente il quarto elemento: il fuoco) dopo gli sconquassi di Pecoraro Scanio e famiglia? E l’iniezione di cultura dei vari Bondi e Gelmini dove la mettiamo? E il buon costume portato dalla signorina Carfagna? Dunque, dalla sua casa di Bruxelles… insomma, da casa sua, l’avvocato Di Girolamo fa partire la sua disponibilità.
E viene eletto con entusiasmo dagl’italiani residenti all’estero, cosicché oggi siede a buon diritto tra gli augusti scanni dei senatori della Repubblica.
A buon diritto… Beh, insomma, non sottilizziamo!
Sì, perché il 7 giugno scorso un GIP romano, la dottoressa Luisanna Figliolia, che si era presa, chissà perché, la briga di fare le pulci al freschissimo senatore, dice di vedere qualcosa che non va. Attentato! Certo ci troviamo di fronte al solito attacco strumentale di una magistratura asservita alla bieca sinistra perché la signora in questione si permette di definire “allarmante” il quadro giudiziario in cui l’avvocato Di Girolamo si ritrova: aver attentato ai diritti politici dei cittadini; falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla sua identità; falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici determinata dall'altrui inganno; concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici; concorso in falsità in atti destinati alle operazioni elettorali determinata dall'altrui inganno; concorso in abuso di ufficio; falsità in atti destinati alle operazioni elettorali; false dichiarazioni sulle sue generalità (pare che il parlamentare abbia sostenuto di abitare a Bruxelles anche al cospetto del Pubblico Ministero, mentre, dice lei, la GIP, pare proprio abiti in Italia.)
Insomma, chiudiamo Di Girolamo in casa (ma in casa dove?) perché, con tutto quel che ha combinato, truffando, sempre a quanto dice la dottoressa Figliolia, i suoi elettori, in senato proprio non ci può stare. A questo punto, viene da chiedersi il perché. Perché solo lui?
Ormai da lungo tempo il parlamento, senato o camera che sia, non pare proprio essere un ambiente da educande. E non parlo solo di reati comuni - ché lì, con tutti i casi che ci si ritrovano si potrebbe scrivere il Manuale delle Giovani Marmotte del crimine – ma di roba un po’ più pesante.
Al di là del disprezzo più totale della Costituzione, quel paziente in stato vegetativo che viene riproposto come uno zombie osceno dal nostro ineffabile presidente della Repubblica che è arrivato a firmare qualcosa come il cosiddetto Lodo Alfano senza fare una piega, in quei locali costosissimi (in tutti i sensi) si pianifica e si attua il massacro scientificamente condotto di un popolo ormai talmente rincretinito da essere consenziente. Destra? Sinistra? I partiti senza pregiudicati? Ma mi faccia il piacere! Quelli fanno ben peggio che ospitare qualche pittoresco truffatore.
In questo Paese esistono più di tre milioni e mezzo di desaparecidos che non hanno nessun rappresentante in parlamento: carne da tasse e basta. Certo: con il furbesco espediente di imbavagliare chi non si portasse a casa almeno il 4% dei consensi, vale a dire chi non pratica il voto di scambio nelle mille e una maniera in cui questo abominio viene perpetrato, chi non ha accesso ai media manipolati, chi non si vale di una bella rete di amici e di amici degli amici, chi non ha quattrini da investire puntando su una loro moltiplicazione ad elezione avvenuta viene trasformato, con tanti saluti a Lavoisier, nel nulla.
Ad aprile scorso tenni un comizio (semideserto) in una città del Sud. Al termine mi si avvicinò una persona, un vecchio, e mi disse: “Hai ragione su tutto, ma qui non avrete un voto: se non ‘investite’ con una montagna di denaro…” Fu fin troppo facile profeta.
Ma perché lo sbarramento? Perché, dicono gli amichetti Berlusconi e Veltroni, altrimenti ci è difficile “governare”. E ti credo! Se in parlamento siede qualcuno che vi ostacola nelle vostre “azioni di governo”, come farete a finire di spolpare la carcassa che resta? Perciò, via chi non è disposto a collaborare, magari anche solo facendo da palo.
Il colmo del grottesco, però, lo toccheremo con le prossime elezioni europee. Lì, i nostri condottieri non solo manterranno lo sbarramento, per incostituzionale che sia: lo alzeranno al 5%. Ecco come dare stabilità al governo europeo: mandando a Bruxelles solo gli amici e gli amici degli amici di cui si diceva. La ciliegina è che c'è addirittura una vasta fetta di popolazione che annuisce convinta ad una bestialità simile.
Insomma, dottoressa Figliolia, smetta di perseguitare il povero avvocato Nicola che ora rischia di andare in castigo per una marachella! In fondo, anche se non ha diritto di essere senatore, che differenza fa? Quale, tra tutti coloro che siedono in parlamento ha diritto di starci? Se li ricorda gli articoli 56 e 58 della defunta Costituzione uccisa con la complicità degli elettori in anestesia? Dunque, se chiudiamo in casa (qui o in Belgio non importa) il povero Di Girolamo, che dovremmo fare con tutti gli altri, a partire dal presidente della Repubblica che né io né nessun altro ha mai costituzionalmente mandato in senato?
Scritto da Stefano Montanari
Come va oggi?
9 ott 2008

In vent’anni abbiamo sporcato l’ambiente, e in modo a volte irreversibile, più di quanto non abbiamo fatto nel paio di milioni d’anni precedenti. Qualunque ne sia la causa, il mondo si sta desertificando, l’acqua potabile diventa sempre meno disponibile (e quella poca la stiamo avvelenando di buona lena), e l’aria la stiamo riempiendo d’inquinanti di cui non abbiamo la minima esperienza ma di cui sappiamo che saranno almeno in parte duraturi quanto la Terra stessa, lo gradisca o no qualche genio che spande il suo sapere nelle nostre luminose università. La trentina di guerre in corso qua e là non solo fa massacri ma sta mangiando risorse preziose, le riserve energetiche alle quali ci siamo ingenuamente rivolti si stanno esaurendo, così come era chiaro sarebbe stato dalla lettura di qualsiasi manuale di fisica, il suolo si sta impoverendo a causa dell’uso dissennato di concimi chimici che gli restituiscono solo parzialmente le sostanze necessarie, i prodotti alimentari sono sempre più sporchi e sempre meno nutrienti… Al di là delle sofferenze fisiche che ognuno di noi subirà o sta già subendo, un altro guaio sta interessando il nostro pianeta o, almeno, la sua parte più ricca, perché quella più povera difficilmente andrà peggio di come va da sempre. L’economia che tronfiamente avevamo pensato inossidabile si sta sciogliendo come neve al sole. Ci si accorge che abbiamo trattato la carta straccia come qualcosa di valore, che abbiamo vissuto parecchio sopra le nostre possibilità chissà da quando e adesso è arrivato l’inevitabile redde rationem.
D’altra parte, se il modello capitalistico aveva retto finora ballando sul filo, il modello comunista, almeno altrettanto inapplicabile, era durato davvero lo spazio di un mattino. Dunque, saremo tutti più poveri. A questo punto, bisogna che ci diamo la sveglia. Dal momento che di ricchezza ce ne sarà molto meno a disposizione, non possiamo più permetterci certe distrazioni. Restando a casa nostra, lo stato è palesemente sull’orlo della bancarotta. Diverse tredicesime di statali sono a serio rischio, i fornitori degli enti di stato non vengono pagati, si tagliano i fondi alla scuola, alla ricerca e alla sanità e, dunque, siamo già in condizioni drammatiche, anche se i monologhi del nostro imbarazzante primo ministro riescono ancora ad anestetizzare più di qualcuno. Ma, anestesia o no, i fatti sono quelli. Eppure, sulla soglia della bancarotta come oggettivamente siamo, a nessuno dei nostri timonieri è venuto in mente di rinunciare ai progetti più demenziali o anche solo di accantonarli momentaneamente, tesi come sono, e del tutto visibilmente a chi è ancora in stato di veglia, alla rapina delle croste di pane che restano ancora nelle nostre tasche.
Più nello specifico, vorrei chiedere all’onorevole Antonio Di Pietro che tanto ama vestire i panni di scena del moralizzatore ed è così abile nel mobilitare le piazze, di fare appello alla sua furbizia contadina. Se, in questo momento, rinunciasse a tutto quanto sta dietro le cosiddette Grandi Opere, quelle che tanto eccitano il suo accolito onorevole Aurelio Misiti, dal Ponte sullo Stretto al MOSE, dal TAV agl’inceneritori, e dicesse: “Fermi tutti: non ce lo possiamo permettere,” riscuoterebbe un successo enorme. Questo soprattutto da parte di quei ragazzotti non del tutto rincoglioniti che si trovano in grande imbarazzo quando li si mette con il naso davanti a certe incongruenze come, tanto per non fare che un esempio, lo strepitare contro gl’inceneritori per poi farsene quatto quatto untuoso paladino. Impossibile sperare che le grida in piazza ottundano per sempre tutti i cervelli: prima o poi a qualcuno scoccherà la scintilla. Naturalmente una presa di posizione del genere non cancellerebbe all’antico pulitore di mani ipso facto le tante ombre, ma sono certo che, quanto meno, gli raddoppierebbe i consensi, il che comporta tante cose che piacciono alle persone del giro.
Da ultimo, vorrei pregare, in questo momento di tempesta, i mezzi di comunicazione di diventare più responsabili e di smetterla con le sciocchezze. Tanto per non fare che un piccolissimo esempio delle bufale che questi ci propinano, il 2 ottobre scorso il giornale Repubblica uscì con un articolo intitolato “Il barbecue inquina più dell'auto” in cui una tale Sara Ficocelli, giornalista, riferiva degli studi di Kenneth Docherty, dell’Università di Boulder, in Colorado. Subito qualcuno m’interpellò a proposito di certe affermazioni e io risposi che forse la signora Ficocelli non aveva capito bene.
Il fatto non è per niente isolato e basta prendere qualsiasi rotocalco o giornale quotidiano per trovarvi disseminate assurdità dall’ingenuo al ridicolo. Tutto questo serve a generare degli “esperti” che, poi, infestano i blog e si permettono di controbattere spericolatamente dati di ricerca inconfutabili e, curiosamente, questi esperti sono del tutto funzionali al mantenimento del regime.
Dunque, cari media, basta con queste pillole di scienza che non siete in grado di somministrare.A tutti, di conseguenza, l’invito a non leggere più quella roba e a consultare, invece, fonti attendibili per acquisire la capacità critica utile almeno a capire chi ce la dice giusta e chi, invece, ci racconta balle. Se saremo capaci di arrivare a quel punto così temuto dai nostri politici, una bella fetta dei nostri problemi scomparirà sul serio e non come l’immondizia arrosto dell’inceneritore.
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Pio bove, va a ramengo!
30 lug 2008
Lo Stato ha trionfato.
"Il consenso prestato dal Governo italiano all'ampliamento dell'insediamento militare americano all'interno dell'Aeroporto Dal Molin è un atto politico, come tale insindacabile dal giudice amministrativo, secondo un tradizionale principio sancito dall'art. 31 del testo unico delle leggi sul Consiglio di Stato". Così la IV Sezione del Consiglio di Stato ha mandato a ramengo (siamo in Veneto) il TAR e la sovranità dei cittadini (art. 1 della Costituzione).
Aspettare almeno il risultato del referendum popolare che si terrà in autunno a Vicenza? Non se ne parla nemmeno: il popolo è un pio bove, un suddito pagatore di tasse, una miniera di voti per una classe politica (sì, ci hanno dato ad intendere che la politica è quella) di cui io, ma è un fatto personale, mi vergogno profondamente, ed è un fastidio quando pigola una lamentela. Dunque, a che serve sapere che cosa ne pensano i vicentini? Si becchino il raddoppio dell’aeroporto militare e siano contenti dei caffè lunghi e degli "spagetti bolognaise" che venderanno agli americani.
Del resto, poteva andare anche peggio. Se a qualcuno in cerca di schei fosse venuto in mente di trasformare la Basilica Palladiana in un inceneritore (pardon, termovalorizzatore) e la Piazza dei Signori in una discarica…
“Non possiamo seguire la piazza,” ammoniscono con furbesca saggezza i politicanti di lungo corso nostrani. Giusto, ma la piazza è l’entità che quei politicanti li mantiene nel lusso e nel privilegio, e almeno le si dia il diritto di contare.
Dopotutto, però, un popolo che in sessant’anni abbondanti non è riuscito a darsi una classe politica degna - e chi ha avuto la sventura di vedere Gasparri alla puntata di Matrix cui io feci l’errore d’intervenire sa che cosa voglio dire – e non ha capito che il padrone è lui, non merita altro. E un popolo che non ha capito che per fare la rivoluzione scrollandosi di dosso questa parassitosi cronica basta un tratto di matita su una scheda elettorale è un popolo che non conosce gli strumenti della democrazia e corre il letizia verso il suicidio.
Alle ultime elezioni il popolo bue è caduto in un tranello di grottesca ingenuità. Ingenuità apparente, perché ha funzionato alla perfezione, il che significa che gli esperti di psicologia delle masse sanno colpire nel segno anche senza troppe raffinatezze. A questo popolo hanno fatto credere che si trattasse di una sorta di referendum tra Berlusconi e Veltroni, una specie di beffardo Giano Bifronte con due facce e un cervello solo, e che non esistesse alcuna alternativa, come se quei due gemelli siamesi fossero stati paracadutati da noi per volere divino. E allora, credendo di non poter scegliere altro che fra Barabba e Barabba, il popolo ha scelto Barabba.
Così ci ritroviamo ancora una volta, e stavolta ben più pesantemente che nel passato recente, nei guai: ambiente in via d’inesorabile devastazione, Costituzione mutilata con un presidente della repubblica che dovrebbe esserne custode ma non lo sa, legalità sbeffeggiata, università al naufragio, giustizia allo sbando, malavita rampante, dignità di tutti noi immolata sull’altare dell’arraffante corruzione.
Il Dal Molin? Una bazzecola che dimenticheremo subito. E poi, non preoccupiamoci: ieri sera c’è stato il triangolare Juve-Inter-Milan. Il calcio sta ricominciando.
Scritto da Stefano Montanari
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Rubate con Rispetto
29 lug 2008
Stessa cosa accade in certe edizioni antelucane dei giornali, e tutto questo frettoloso svanire è sintomo dell’importanza della notizia. Se qualcuno si preoccupa di censurare, non servono commenti perché il fatto parla da sé: "Scusate il contrattempo: il popolo bue non deve sapere." Valga per tutte la pudica censura agl’incidenti, ultimamente piuttosto frequenti, a carico d’impianti nucleari qua e là per il mondo le cui nuove sono divulgate in modo quasi clandestino da media fuori dei giri di potere e, dunque, di scarsa diffusione.
Ora, restando nella categoria di notizie, salta fuori per un attimo fuggente che le nostre riserve di grano coprono sì e no sei mesi del fabbisogno nazionale e che noi siamo dipendenti dall’estero a questo riguardo. Strano, potrebbe pensare chi ha avuto modo di ascoltare le dotte, più che convincenti disamine di scienziati e politici sul tema degl’impianti a biomasse. A quanto mi era parso di capire, anche per essere stato presente ad alcune di queste esternazioni, gli agricoltori non sanno che cosa coltivare e sono entusiasti di legarsi nella buona e nella cattiva sorte (ma la casta ci tranquillizza tutti: la sorte cattiva non ci sarà) a chi farà loro coltivare vegetali destinati ad essere bruciati sull’altare di un’energia di cui, ci giurano, abbiamo sempre più bisogno. E il grano? Non si può perdere tempo con il grano quando ci si può occupare di argomenti ben più redditizi che richiedono la costruzione d’impianti con appalti, subappalti, permessi, concessioni, consulenze…
Un’altra notizia che è durata quanto una bolla di sapone
è stata quella relativa alla meteorologia delle Olimpiadi ormai alle porte. Al flop preannunciato, i cinesi non vogliono aggiungere l’aggravante della pioggia, e allora ecco la grande idea: spariamo in atmosfera enormi quantità di ioduro d’argento, facciamo cadere la pioggia adesso (lo ioduro d’argento provoca il fenomeno) e così, dall’8 agosto in poi, avremo tempo asciutto assicurato.
Al di là del ragionamento che a me, che pure di meteorologia non so nulla, appare a dir poco balzano, mi chiedo come si possa pensare di appestare un’aria, peraltro già tra le più mefitiche del mondo (io l’ho respirata per quasi un mese e non mi sono divertito), con un sale d’argento che, dopo aver aleggiato per un po’ sopra le teste, dovrà per forza ricadere a terra con tutte le fin troppo ovvie conseguenze su ambiente e salute come c’insegna chi ha devastato il Danubio in quella maniera. Un dubbio ulteriore mi viene, poi, dal fatto che lo ioduro d’argento costa caro e che i cinesi potrebbero optare per qualcosa d’altro.
Se, poi, si fa mente locale sul fatto che noi importiamo grandi quantità di prodotti agricoli, soprattutto orticoli, dalla Cina, e che laggiù si usano fertilizzanti e pesticidi di cui sarebbe quanto mai opportuno sapere di più, ecco che aggiungere ai vegetali anche iodio e argento (o altro?) potrebbe far sorgere qualche ulteriore perplessità.
È vero che, dopotutto, tornando al colpo di genio degl’impianti a biomasse, si prevede l’importazione di navi su navi cariche di olio di palma in cui ci sta di tutto un po’ e, dunque, introdurremo nella nostra aria chissà quante migliaia di tonnellate di porcherie recapitateci direttamente dall’Estremo Oriente. Ed è altrettanto vero che cementifici nostrani importano anch’essi, sempre senza che il solito popolo ne sia sufficientemente informato, navi su navi di pet coke (la feccia della lavorazione del petrolio) da oltre-Atlantico, non contenti di quello prodotto dalle nostre raffinerie, per essere bruciato e per poi esserci rifilato come residuo incenerito mescolato al cemento insieme con altre polveri sulle quali pare sia meglio non indagare. Quindi, ormai, i nostri organismi sono equiparati per ragion di stato a cloache in cui si scarica tutto quanto residua come prodotto collaterale dai business della nostra malavita (politica, impresa, accademia…)
A questo punto mi permetto di dare un consiglio modestissimo ai nostri malavitosi di regime: fate come si faceva nella Prima Repubblica. Anche allora si facevano porcate, si rubava, si corrompeva, si facevano, insomma, gli affari propri infischiandosi del bene comune. Infischiandosene fino ad un certo punto, però, e lì sta il segreto. Se voi continuerete così, a derubarci, a farci ammalare, a devastare il nostro patrimonio, a dilapidare risorse, a fare terra bruciata intorno a voi, a raccontarci balle, a trattarci come idioti, finirà che non avrete più di che ingrassarvi. Se non altro perché non ci sarà più niente.
E certo non avrete di che tramandare il vostro parassitismo ai vostri figli come si fa ora in tanti àmbiti, accademia in primis (e da lì deriva il collasso culturale di cui ci subiamo la vergogna a livello planetario), ma anche nella politica, nella funzione di stato, nel mondo dell’informazione… Fate come i vostri predecessori: rubate con misura e, se la cosa non suonasse buffa, con rispetto, perché se non ci sarà più niente per noi, prima o poi la festa sarà finita anche per voi e per le ambizioni dei vostri eredi.
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Le insidie delle Nanolpolveri
30 giu 2008

LE INSIDIE DELLE NANOPOLVERI
Incontro con il Dr. Stefano Montanari
Giovedì 3 Luglio ore 17:30 - Auditorium ControRadio - Via Latilla 13 - BARI
BARI 30.06.08 In Puglia come in altre parti d'Italia la "vulgata inceneritorista" ha preso il sopravvento, i promotori e i fautori di questi impianti, prospettando numerose falsità circa l'aumento del livello occupazionale, il contenimento dei rischi per l'ambiente e la salute e la riduzione dei costi delle bollette energetiche, hanno spinto gran parte dell'opinione pubblica a credere alla magia degli inceneritori, furbescamente definiti "termovalorizzatori", nonostante la presa di posizione della Commissione Europea che ha diffidato l'Italia dal perseverare nell'utilizzo di questo neologismo truffaldino volto a condizionare l'impatto emotivo dei cittadini verso questi impianti .
In realtà non esistono inceneritori sicuri: anche quelli dotati dei più moderni e sofisticati sistemi di filtraggio e di abbattimento delle emissioni trattengono soltanto parte del particolato prodotto dalla combustione, ovvero il PM10 e PM5, in quanto non esistono filtri o sistemi in grado di captare le particelle più insidiose per la salute, che vanno dal PM 2,5 fino al PM 0,01. Queste micro e nanoparticelle inorganiche composte da metalli pesanti eventualmente combinati con altri elementi (ossigeno etc.) riescono, attraverso gli alveoli polmonari, a passare direttamente nel sangue diffondendosi per tutto il corpo, provocando nei casi più gravi, SARCOMI, LINFOMI, LEUCEMIE, MIELOMI ed altri tipi di cancro.Responsabili dell'emissione di queste nanopolveri oltre agli inceneritori sono anche le CENTRALI TERMOELETTRICHE, i CEMENTIFICI e le DISTILLERIE.
Le affermazioni dell'oncologo Veronesi, oggi Senatore del Pd e titolare di una fondazione finanziata, fra gli altri, dalla VEOLIA ENVIRONMENT, il più grande costruttore di inceneritori al Mondo, sulla presunta innocuità di questi impianti, sono state ampiamente sbugiardate dalla comunità scientifica internazionale che le ha definite "del tutto prive di fondamento scientifico" e dall'Ordine dei Medici francesi che ha chiesto una moratoria sull'incenerimento dei rifiuti.
Di qui la necessità di fare chiarezza affrontando questi delicati argomenti con il Dr. Stefano Montanari, Direttore Scientifico del Laboratorio Nanodiagnostics, il centro che svolge studi e ricerche relative all'inquinamento da polveri inorganiche e al quale si rivolgono per consulenze aziende alimentari, enti pubblici e privati, collaboratore scientifico di diverse università tra cui l'Università di Cambridge (Prof. W.Bonfield) e l 'Università di Mainz (Germania, Prof. J. Kirkpatrick) per le nanopatologie, e autore assieme alla Dott.ssa Antonietta Gatti di numerose ricerche con risultati importantissimi riconosciuti a livello mondiale, ricerche a volte "scomode", come quelle sul crollo delle Torri Gemelle (commissionate dalla Fase di Los Angeles), sulla "sindrome del Golfo" (dove la Commissione del Senato ha dato l'ok alle tesi della dott.sa Gatti), sui morti causati da centrali ad olio combustibile come a Rovigo (dove Montanari è consulente del PM),e sui danni prodotti dagli inceneritori, ricerche ostacolate: nel 2005 l'Università di Modena sottrae all'equipe del Dr. Montanari la possibilità di utilizzare un microscopio a scansione ambientale, fondamentale per le sue ricerche sulle nanopolveri , microscopio che poi, grazie all'aiuto di Beppe Grillo e del suo movimento verrà acquistato privatamente per essere messo a disposizione del gruppo di ricerca coordinato dal Dr. Montanari.
La cecità del mondo politico di fronte alla pericolosità delle nanopolveri spingerà Stefano Montanari a prendere parte assieme al Senatore Fernando Rossi al progetto politico della Lista Civica Nazionale "Per il Bene Comune", per la quale ha poi concorso alla carica di Premier nelle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008.
L'incontro, organizzato dalla Lista Civica Nazionale Per il Bene Comune, con il Dr. Montanari, che avrà luogo il 3 Luglio alle ore 17:30 presso l'Auditorium ControRadio in Via Latilla 13 a Bari, sarà aperto dalla Prof.ssa Adele Dentice, candidata alla scorse politiche nelle liste di Per il Bene Comune e moderato da Alessio di Palo, giornalista e direttore dell'emittente radiofonica Radio Regio di Altamura.
Per il Bene Comune Puglia
press@perilbenecomunepuglia.com
http://www.perilbenecomunepuglia.com/
Altri appuntamenti:
2 Luglio, Canosa di Puglia(BA) Piazza Vittorio Veneto, ore 19:00
3 Luglio, Conversano(BA) Piazza XX Settembre, ore 21:00
4 Luglio, Foggia, Aula Consiliare della Provincia, Piazza XX Settembre, ore 17:00
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Ne vale la pena?

Ai tantissimi che non saranno d’accordo con me e che, anzi, si scandalizzeranno per questa mia affermazione che l’italico conformismo bollerà di sicuro come blasfema vorrei porre, pacatamente, tanto per dirla alla Veltroni, qualche domanda.
Vi è mai capitato d’incontrare cittadini di paesi civili? Mi riferisco, tra gli altri, ai canadesi, agli scandinavi, agli australiani… Se sì, vi è mai capitato che questi vi chiedano una spiegazione semplice, che anche loro, nel loro ingenuo candore, possano capire su certi comportamenti ormai universali e universalmente accettati da noi? Mi riferisco, ad esempio, alla vicenda del TAV in Val di Susa (date un’occhiata a “In Val di Susa i Sindaci Applaudono il TAV” di Marco Cedolin nella sezione I Vostri Articoli, o a http://it.youtube.com/watch?v=KYi0kFwGy2A o http://it.youtube.com/watch?v=gFa5uLYmStQ o http://it.youtube.com/watch?v=qj9jHjyXnnc, oppure a http://it.youtube.com/watch?v=jj8HqM_kLUk). A questo proposito trascrivo una frase di Roberto Topino:
“E’ stata simbolicamente posata la prima pietra dei lavori per la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Secondo gli organizzatori della manifestazione, i cantieri interesseranno 250.000 torinesi e dureranno trent’anni. I costi saranno molto ingenti e la riuscita dell’opera non è garantita, perché alcuni problemi legati alla struttura geologica della montagna, dove dovrebbe passare il tunnel di base, non hanno ancora trovato una soluzione.”
Certo, nessuna garanzia che l’opera, peraltro demenziale (vedi il libro “Grandi Opere” di Marco Cedolin edito da Arianna Editrice), sia un ciambella con il buco. Ma non è questo né è una geologia così dispettosamente irriguardosa verso certi affarucci ad interessare: ciò che importa sono i miliardi di Euro che politici, faccendieri e malavita si troveranno piovuti dal cielo (leggi le nostre tasche ormai esauste, e, ancor di più, quelle dei nostri figli) da spartire. Quanto al problema di quei buchi, non della ciambella ma della montagna, legato alla salute, ma quale problema? Ammalarsi fa business, come ben c’insegna l’Oncologo con la o maiuscola (o con l’identico zero in punta di dita).
Idem per gl’inceneritori, decrepiti dinosauri partoriti dall’ignoranza di leggi della Natura di cui i libri del liceo trattano da un paio di secoli e oggi pudicamente abbandonati nel mondo civile. Un mondo, come è evidente, di cui noi non facciamo parte, come testimonia l’appello del presidente della nostra repubblichetta ai presidenti delle province (ognuno abbia un “termovalorizzatore”!)
E avete mai provato a rispondere quando vi chiedono come mai, allorché i politici fanno le loro porcherie, non si prendono nemmeno il disturbo di avvertire i loro datori di lavoro (noi) come non solo l’etica ma anche la legge prescrive? Vedi, al proposito, tutti gli ampliamenti d’inceneritori, Brescia in testa, per la cui segretezza noi veniamo sanzionati a suon di milioni dalla Comunità Europea.
Ma adesso ci avviamo a capofitto verso il fondo, se non altro quello della vergogna. L’Uomo della Provvidenza, quello che ad aprile ha ricevuto consensi da plebiscito, ha trasformato con efficienza encomiabile gl’interessi suoi, senza trascurare quelli di un’opposizione complice, in segreti di stato e chiunque ci ficchi il naso finirà in galera. E qui chi è orgoglioso della sua italianità spieghi al povero straniero come mai in galera non ci finisce chi si fa le leggi su misura infischiandosene della legalità. La situazione diventa particolarmente imbarazzante quando c’è da spiegare certe conversazioni telefoniche (meglio vietarne l’uso!) o la storia delle decine di milioni che ballano (in ogni senso) tra aziende di produzione tele-cinematografiche e attricette, per le cui pur innegabili grazie diversi parlamentari (sul nostro palcoscenico si chiamano “onorevoli”) sono goliardicamente disponibili a capovolgere un equilibrio politico. “Io ti trasformo la tua amante in diva occasionale per televisomani rincoglioniti e tu passi da uno schieramento all’altro in nome della libertà (sessuale).”
È così, sui saldi fondamenti di questa filosofia, che quasi sessanta milioni di persone vengono governate.Ma il fatto che lascia maggiormente interdetto l’osservatore neutrale, lo straniero prototipico di cui sopra, è che noi, il popolo di Leonardo, di Michelangelo, di Galileo e chissà di quanti altri geni cui intitoliamo orgogliosamente le nostre strade, siamo in realtà dei pecoroni rimbecilliti da campagne pubblicitarie allestite da tecnici abilissimi nel loro lavoro di plasmacervelli e, quel che è peggio, abbiamo perduto ogni volontà di riappropriarci di ciò che è nostro, dignità avanti tutto.In questi giorni, prima che arrivi la paralisi agostana, sto tenendo conferenze a raffica e m’incrocio con tante realtà locali, tutte in fotocopia. Salvo rarissime eccezioni, non un amministratore, non un tecnico, non qualcuno “che conti” si prende la briga di venirmi ad ascoltare. Se non altro così, tanto per curiosità sociologica. Nemmeno a parlare, poi, di qualche amministratore o tecnico che ponga domande o sollevi obiezioni. In quelle occasioni l’impressione è quella di essere tra i vecchietti dell’osteria: quattro gatti brontoloni che si danno ragione l’un l’altro e tutto finisce lì.
Ne vale la pena? Almeno avessimo vinto gli Europei di calcio!
Scritto da Stefano Montanari
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